lunedì 30/12/2019

IMPAR CONDICIO. IL LEGHISTA IMPERVERSA IN TV

Il pluralismo nell’èra della personalizzazione ossessiva della politica non può limitarsi a fotografare riguardare l’equilibrio tra le forze politiche. Che non esistono quasi più, distrutte dalla disintermediazione dei nuovi media e dal direttismo dei leader. Se le regole del pluralismo oggi vanno piuttosto tarate sul protagonismo dei singoli più che sui soggetti collettivi, come sembrerebbe logico alla luce delle trasformazioni della comunicazione politica, allora c’è un problema molto grande per la democrazia. Non a Houston ma a Roma. Un problema che impone la ridefinizione del concetto stesso di par condicio.

BISCIONE TIFOSO

Nell’ultimo mese B. è apparso 84 minuti su 101 sulle sue reti Mediaset copre solo la destra

Esposizione abnorme e ingiustificata

La premessa è importante proprio nel sottolineare l’anomalia che ancora una volta, pur con numeri leggermente inferiori a quelli precedenti, vede sempre lui, Salvini, esercitare una primazia assoluta sulle televisioni nazionali grazie ad un’esposizione abnorme. E grazie anche alla incomprensibile e subalterna complicità di quasi tutto il giornalismo tv.

Egli infatti colleziona con le sue dichiarazioni uno spazio del tutto ingiustificato dalle possibili esigenze delle testate (coprire l’attualità) proprio perché oramai succede da tanto, troppo tempo. Così accade che per il mese di novembre, secondo i dati diffusi dall’Agcom, rimanendo alle sette principali reti generaliste (le tre della Rai, le tre Mediaset più La7), egli incameri oltre 10 ore di parlato, staccando di gran lunga gli altri soggetti politici e istituzionali. Il pur molto presente Di Maio, infatti, ottiene “solo” 6 ore e 6 minuti, il capo del governo Conte 5 ore e 46 minuti (soprattutto nei telegiornali), la sorprendente Meloni 4 ore e 3 minuti, il redivivo Renzi 3 ore e 33. E una volta tanto la maglia nera del tempo di parola tocca a Berlusconi (1 ora e 28 minuti, di cui la quasi totalità realizzata sulle sue reti), mentre Nicola Zingaretti, tra tiggì e programmi in onda in voce, forse anche per colpa sua, totalizza poco più di 2 ore.

Da luglio al mese scorso: 111 ore e 21 minuti

Ora pure nel mese di ottobre il leader della Lega si era preso la parte del leone con 15 ore e 17’ di parlato nei tiggì e nei talk: il 50% in più del premier e il triplo di Di Maio, e così era successo ad agosto, a luglio e via retrocedendo. Da luglio a novembre lo score del parlato di Salvini è di 111 ore e 21 minuti (realizzato solo sulle sette principali reti); il premier, che è l’unico a non stargli a una distanza siderale, si ferma a poco più di 96 ore, Di Maio è a 43, Zingaretti a 31. Se questo non è un problema, grande, di pluralismo, allora vorremmo sapere di cosa si tratta. In tutto questo resta da rimarcare come siano Rete4 e La7 i canali che più di altri porgono i loro microfoni all’ex comunista-padano: su queste due reti ottiene oltre il 70% del tempo di parola totalizzato nel mese di novembre.

Trionfo assoluto su Retequattro

Sempre su Rete4 Forza Italia è in assoluto il soggetto politico-istituzionale prevalente (conflitto d’interessi, do you remember?), mentre al tg de La7 spetta il singolare record di riuscire ad oscurare il presidente Mattarella. Insomma sembra che ci sia un’attrazione malata tra il populismo di Salvini, e non solo, e una buona fetta dell’informazione nazionale: c’è un sistema intossicato dalla politica ma che ha rinunciato da tempo (salvo le eccezioni, che ci sono) al suo ruolo. Basta osservare ciò che succede nei talk: gli applausi a comando, le domande e gli ospiti spesso concordati, a volte anche le inquadrature e le riprese, i politici, sempre gli stessi, chiamati non in base ai loro ragionamenti ma se fanno audience (con quali mezzi, poi, magari con l’insulto, interessa meno).

Slogan sempre uguali

ancora, quello che succede nei telegiornali dove il politico gode della libertà anche di insolentire o di mentire, senza il minimo contraddittorio, mentre gli esponenti chiamati a dichiarare lo fanno con frasi e slogan sempre uguali, e tutti zitti a reggere il microfono senza mai una domanda. Meglio se la dichiarazione è su FB: del resto si fa anche meno fatica (a reggere il microfono).

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