mercoledì 30/10/2019

La disfatta in Umbria la legge come il sintomo di qualcosa che si è concluso. Per sempre. “È finito un ciclo”, scandisce Max Bugani, attuale capo-staff della sindaca di Roma, Virginia Raggi, membro dell’associazione Rousseau di Davide Casaleggio, il veterano bolognese che parla con l’erede di Gianroberto come con Beppe Grillo.
Il M5S al 7,4 per cento: perché siete andati così male?
In Umbria la sconfitta era scontata. In quella regione fino a ieri eravamo stati i primi avversari del Partito democratico, innanzitutto sullo scandalo sanità. Non era esattamente il luogo più facile da cui partire con degli accordi locali.
E invece ci avete provato ugualmente, perché?
Credo che si volesse lanciare un esperimento più culturale che politico. O almeno io l’ho interpretato così.
Però è arrivata una pesante sconfitta: politica.
Il M5S sta vivendo un momento cruciale. Bisogna ammettere che è finito un ciclo.
Quale ciclo?
Quello di una forza politica rivoluzionaria che, pur avendo contro per anni tutti i media e senza lobby alle spalle, ha portato dei normali cittadini al governo. Un’impresa enorme, anche perché abbiamo rimesso nell’agenda politica nazionale temi che da 30 anni nessuno voleva affrontare.
Ma cosa si è concluso, nel dettaglio?
È finita la fase propulsiva. Il Movimento aveva messo assieme persone di identità politiche e origini culturali diverse su punti comuni come l’ambiente, la legalità, la lotta alla casta e agli sprechi. E su queste tematiche abbiamo ottenuto risultati eccellenti nel primo anno di governo.
Nel frattempo però la Lega è esplosa nei consensi e voi avete dimezzato i voti. Per quale ragione?
L’agenda politica si è spostata su temi e vocaboli della destra, grazie alla potenza comunicativa di Matteo Salvini. E questo ha lacerato il M5S, fatto di tante anime diverse.
Come si riparte?
Dobbiamo trovare un nuovo decalogo su cui costruire la narrazione e il futuro dei Cinque Stelle. È necessaria una nuova mappa.
Come la si costruisce? Con assemblee, consultazioni sul web o in entrambi i modi?
Non so con quali strumenti farlo, e non spetta a me decidere. Ma di sicuro serve la partecipazione di tutti. Non ci potrà essere accordo unanime sulle nuove prospettive, però questo mi pare inevitabile.
È inevitabile anche dire basta agli accordi con il Pd nelle Regioni? Per il capo politico Luigi Di Maio “l’esperimento è fallito”. Ma se a gennaio i giallorossi perdessero nella sua Emilia-Romagna, il governo rischierebbe seriamente di saltare.
In Emilia-Romagna non c’è ancora nulla di giallorosso, non so neppure se il M5S presenterà una lista. Di sicuro quel che abbiamo costruito in questi 15 anni non potrà più tornare. Ha esaurito la sua spinta dopo aver raggiunto obiettivi incredibili, non replicabili.
Quindi bisogna riprovarci.
Al di là delle scelte che verranno prese, si apre comunque una nuova fase.
Il capo politico Luigi Di Maio l’ha esaurito il suo ciclo? Molti chiedono una segreteria.
Io sostengo da tre anni che serve una struttura per velocizzare i processi decisionali in un Movimento con così tanti eletti. Il capo politico non può avere su di sé un carico di responsabilità infinite. Nella situazione attuale, passa da eroe a bersaglio a seconda dei momenti. E non va bene.
Di Maio ha lanciato una riorganizzazione, con un team nazionale di 12 persone e referenti regionali. Può bastare?
Prima di giudicare voglio vedere realizzato questo processo. Di certo andrà accompagnato da linee politiche nuove e forti, capaci di ridare entusiasmo alla nostra gente.
La sindaca Raggi si ricandiderà, magari con una coalizione di centrosinistra? O punta a un altro ruolo?
Non ne ho la più pallida idea, non ne abbiamo mai parlato. Ma Virginia è come quei giocatori che vanno acquistati a prescindere, al di là del ruolo in cui li si vorrà impiegare. Si documenta su tutto, ha spessore e intuito politico.
Quindi?
Quindi un giocatore così lo devi tenere in squadra.
