martedì 15/10/2019
IL LESSICO GRILLINO. DA “CIVICI” A “UMBRIA”, L’ALFABETO DEL MOVIMENTO CHE CAMBIA GRILLO INSISTE: “CHI SI ARRABBIA PER ACCORDO COI DEM È DEBOLE”

Le parole per dirlo, o per riconoscersi. Aggiornate e riviste. Lo stato delle cose nei Cinque Stelle che hanno dieci anni d’età lo raccontano anche i loro termini e codici, il lessico del Movimento che muta come Zelig, in fuga da un passato breve che a guardarci dentro sembra lungo come due o tre vite. Dalla prima legislatura tutta opposizione, intransigenza e urla, al governo da contratto con la Lega, fino all’ultima incarnazione sospesa tra eresia e redenzione, la maggioranza giallorossa. “Siamo cambiati” non poteva che riconoscere Beppe Grillo dal palco di Italia5Stelle a Napoli. E certe parole assieme a loro: (ri)emerse nella festa.
Civici Civici erano e con i civici torneranno. Nel comizio di chiusura Luigi Di Maio si è aggrappato all’aggettivo: per tenere a bada il Nicola Zingaretti che pretende un’alleanza di centrosinistra ora e ovunque, e pure per salvarsi un po’ l’anima. “Quelle nelle Regioni non sono alleanze, al limite patti civici” ha assicurato il capo politico. Spiegato meglio, sono accordi che prevedono un candidato governatore terzo, un non politico libero di scegliersi la sua giunta come si è deciso in Umbria. Un modello che Di Maio vorrebbe ripetere anche nelle altre Regioni che corrono verso le urne. L’ultimo confine prima del salto definitivo, della coalizione con i dem. Ma la distanza con le origini è già un oceano. Basta rileggersi i post con cui Grillo nel 2008 lanciava le liste civiche a 5Stelle nei Comuni: “Molti mi hanno chiesto di fare un partito. Ma il partito siete voi, non qualcun altro”.
(Non più) contro Mentre argomentava che con i dem per ora è solo fresca convivenza e non un matrimonio, Di Maio si è fatto una domanda e si è dato una risposta: “Molti mi chiedono: ‘Dobbiamo smettere di parlare contro il Pd?’. E io rispondo che non ha senso continuare a parlare male degli altri invece di pensare a quello da fare”. È la consegna del capo, lo stesso che appena qualche settimana fa strepitava contro il partito di Bibbiano. Però adesso serve altro, servono toni bassi, toni di governo, e con i dem bisogna usare la “prova dei voti” come la chiama Di Maio, cioè fare il tassello ai compagni di viaggio sui provvedimenti da approvare. Ma niente morsi, non sono in tinta con il M5S che vuol essere “ago della bilancia”, la formula che il ministro ripete da tempo come un esorcismo.
Elevato (o Joker) L’Elevato è sempre lui, il fondatore che si è ripreso il pallino del gioco, Grillo. Ieri, a festa ancora calda, ha ricordato in un post che lui è qualcosa di più rispetto ai suoi e a tutti gli altri: “L’Elevato è un individuo eccezionale che possiede autorità sull’uomo comune. Altrimenti parliamo solo di politici, non di Elevati”. Il senso è che guarda più lontano, Grillo. Prosaico in un altro post, dove ripete che la strada è quella e porta a sinistra: “Di fronte alle grandi sfide globali cosa volete che importi se qualcheduno è incazzato perché adesso siamo alleati con il Pd! È soltanto debolezza, soltanto pensiero rivolto alle proprie piccole botteghe”. E lo aveva già declinato in mille modi ad Italia5Stelle, spazientito. Innanzitutto nel video di introduzione all’intervento di sabato, in cui si è mascherato da Joker. E con il trucco in faccia ha detto ciò che pensa: “La politica e l’economia fanno piani, voi pensate al clima e andate in bicicletta. Ma io non faccio piani, io sono il caos, che poi è la vera democrazia”. Di persona e senza cerone, Grillo ha randellato: “Col Pd, siamo col Pd vi lamentate. A fanculo vi ci mando io”. Elevato, ma insomma.
Organizzazione Non averla era un cromosoma: niente struttura per il non partito con un non Statuto. Ma a Di Maio le negazioni non piacciono, e di occuparsi di tutto, giura, si è stufato: “Ora che siamo al governo, non possiamo più permetterci di non avere un’organizzazione”. Così arriveranno 12 “facilitatori” nazionali e decine di referenti regionali. Arriverà la struttura, a imitare senza ammetterlo i partiti di una volta. Perché anche la politica vive di corsi e ricorsi storici, quelli di cui parlava un filosofo proprio di Napoli.
Scissione È un incubo finora di cartapesta, ma nel M5S qualche giorno fa si erano allarmati a prescindere, e avevano mosso qualche big per fiutare l’aria. Niente e nessuno da fermare, il responso. Da Napoli Di Maio ha volentieri smentito: “La scissione esiste solo per certi giornali”. Il malumore raccontato da certe assenze di peso alla festa (Barbara Lezzi, Giulia Grillo, Gianluigi Paragone) invece c’è, tutto.
Umbria D’accordo, dopo le urne del 27 ottobre sarà una parola già scaduta. Ma non potrà mai essere il passato remoto, perché le Regionali in Umbria saranno uno snodo, il test per capire se l’alleanza giallorossa può attecchire anche nei territori come antidoto a Matteo Salvini. Ergo, comunque vada la pietra di paragone sarà quel luogo di sei lettere.
Vaffanculo Vedi alla voce Elevato. Di Maio il vaffa vorrebbe confinarlo nell’oblio, ma Grillo su quella parolaccia ha costruito l’impossibile. Logico che abbia voglia di ripeterla, lui che Di Maio non è.
