martedì 01/10/2019

TOPPA 

IL COMMISSARIO IN UMBRIA VERINI FA MARCIA INDIETRO SULLA PENALE PER I CANDIDATI ALLA REGIONE: “ATTO VOLONTARIO, CHI VUOLE PUÒ RIPENSARCI”

Obbligatorio prendere le distanze. La penale anti voltagabbana da 30 mila euro inserita dal Pd umbro nei confronti dei consiglieri regionali che si candidano alle elezioni del 27 ottobre, sta creando un cortocircuito tra i dirigenti del Pd nazionali e locali. Tra scaricabarile, versioni che non collimano e rivendicazioni.

Sullo sfondo un dato: di fatto, si tratta di un modo per rendere effettivo il vincolo di mandato, di cui si discute a livello nazionale. Ieri il commissario Walter Verini, dopo aver detto al Fatto che la responsabilità della proposta era da attribuire al candidato Giacomo Leonelli e al tesoriere Paolo Coletti, ha fatto marcia indietro: “È un accordo morale, volontario, che fa onore a chi l’ha sottoscritto – ha spiegato –. Dico di più: essendo su base volontaria tra candidato e partito, un candidato che volesse ripensarci, potrebbe farlo. Perché è stata una scelta condivisa, non una imposizione”.

Al Nazareno hanno passato due giorni a rimarcare tutte le distanze possibili e immaginabili. Si racconta di un Dario Franceschini fermamente contrario, al quale questa storia proprio non è piaciuta. “Si tratta di un’iniziativa locale”, hanno ripetuto fino all’esaurimento. Zingaretti non ha voluto fare nessuna dichiarazione ufficiale. E i suoi negano persino che abbia parlato direttamente con Verini. Pure se, a livello nazionale, la versione finale (per quanto ufficiosa) è che il Commissario avesse semplicemente parlato con il tesoriere umbro, che poi ha agito di sua iniziativa.

A multa tolta, il problema è che tutti i candidati al consiglio regionale del Pd quel documento con cui si impegnavano a versare 75 mila euro in cinque anni, più 30mila in caso di cambio di casacca in corso, lo hanno già firmato. E non è chiaro come adesso possano tornare indietro. Non solo: dal Pd umbro i diretti interessati hanno smentito la “chiamata in correità” di Verini. L’ex segretario dem umbro e candidato al consiglio regionale Leonelli, a cui è stata attribuita la paternità della proposta, dice di non saperne niente: “Ho letto che secondo Verini io avrei fatto la proposta della penale durante l’ultima segreteria – dice al Fatto – ma io non me lo ricordo proprio ed escludo categoricamente di aver mai parlato di 30mila euro. Non solo, quando la cosa è venuta fuori tutti si sono detti favorevoli e non capisco perché vengano fatte le polemiche solo adesso”.

Aggiunge il tesoriere dem in Umbria, Paolo Coletti, secondo cui è stato semplicemente ricalcato il modello dei versamenti che i parlamentari devono al partito nazionale: “Abbiamo preso quello e ci abbiamo aggiunto questo risarcimento ma non è stata una decisione presa da me, anche se la condivido”. La cosa paradossale è proprio questa: tutti nel Pd umbro condividono la sanzione per coloro che cambiano gruppo. “Certo che è giusto – continua Leonelli – la questione è economica perché la nostra struttura regionale si regge sul contributo degli eletti: se noi prendiamo 7/8 consiglieri regionali e mettiamo che se ne vadano in tre durante il mandato, perdiamo il 50 per cento dei contributi”. Leonelli mette nel mirino i dirigenti nazionali che adesso criticano Verini &co. E conclude: “Per me la penale andrebbe estesa anche a livello nazionale”.

Il tema è tutt’altro che banale. E tutt’altro che archiviato. Perché tutti coloro che sono stati eletti con il Pd sono tenuti a versare una cifra variabile (indicativamente, tra i 25 mila e i 35 mila euro, a seconda delle Regioni) ai territori.

In tempi di cambi di partito, che cosa accadrà? A chi dovranno versare questi soldi i vari esponenti locali? “I debiti devono essere pagati”, dichiara il tesoriere nazionale Luigi Zanda al Fatto. Che però, in un’intervista all’Huffington post, dà la linea: “Francamente considero uno sbaglio far sottoscrivere accordi che prevedono multe, risarcimenti, li chiami come vuole. Ed è un errore ancora maggiore per quel che riguarda i consiglieri regionali che vengono eletti con le preferenze, indicati dagli elettori. Però penso che tra i candidati e il partito vada sottoscritto un patto d’onore”. Il problema si riproporrà: al Nazareno non si sentono di escludere che altri territori possano fare come l’Umbria. E al Nazareno l’impressione è che si sia aperta una discussione di cui nessuno sentiva il bisogno. Ma anche che si tratti di una strada di non ritorno.

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