
(Bartolomeo Prinzivalli) – Sarò sincero, fino a ieri sera ignoravo l’esistenza di una senatrice Vono, da dove venisse, di che si occupasse, quali fossero le sue peculiarità e per quale motivo fosse stata inserita in lista e successivamente eletta, eppure era lì. Lo so, è stata una mia mancanza, probabilmente non mi sono documentato a sufficienza, non le ho dato il peso che meritava, o forse sì. Adesso comunque ho l’occasione di rimediare, avendo appreso la notizia della sua scelta di trasferirsi nella neonata formazione politica made in Rignano e conseguentemente letto la sua dichiarazione, quelle poche righe da cui traspare comunque molto, o almeno molto più del nulla precedente. La decisione difficile e sofferta, frutto di enormi tribolazioni che (immagino) l’abbiano portata sulla soglia del crollo psicologico; l’ammirazione nascosta per la compagine dell’ex presidente, quell’attrazione naturale tenuta a freno fino a rasentare il masochismo, quel senso di appartenenza combattuto e le notti insonni scaturite da esso, l’inquietudine propria del vorrei ma non posso, fino alla scelta inderogabile: la migrazione o l’eterno oblio.
E lei ha scelto la vita. Finalmente libera dalle catene dell’oppressione grillina ha potuto manifestare i propri veri sentimenti, le emozioni per essere approdata là dove il cuore l’ha portata, al cospetto di colui del quale ha decantato il coraggio, il rispetto per gli impegni e la parola data (tipo quando ha detto che perso il referendum avrebbe abbandonato la politica per sempre, oppure che sarebbe rimasto due anni in silenzio o ancora che avrebbe espletato il ruolo di senatore semplice, per non dimenticare gli ormai leggendari “Letta stai sereno”, “non ho intenzione di andare al governo senza passare dalle elezioni”, “non ho alcun interesse a spaccare il Pd”) e a questo punto aggiungerei pure la modestia, perché no. In fondo il nuovo esecutivo si è costituito attorno alla parola discontinuità, e se non è discontinuità questa, di che stiamo parlando?
Adesso la senatrice ha ritrovato il sorriso, raggiungendo la dimensione agognata, ideale. Ha lasciato discreti ma inesperti ed ingenui colleghi per abbracciarne di nuovi da cui potrà imparare molto: Rosato, Boschi, Migliore, Bellanova ma soprattutto Mastella. Pioniera della riscossa personale ora potrà occuparsi della sua Calabria, rendendo orgogliosi coloro che l’hanno votata e che in questo momento plaudono alla sua decisione sofferta, commossi e toccati (senza specificare dove), e che mai, mai rimpiangeranno l’illuminante scelta imposta del suo nome nell’uninominale. Altri seguiranno le sue orme, è una certezza, solo il tempo ne quantificherà il numero.
Grazie Gelsomina, anche se il tuo odore attualmente differisce sensibilmente da quello del fiore che richiama il tuo nome, il tuo esempio virtuoso, un esempio per tutti, rassicura che la strada intrapresa è quella giusta, e che determinati valori non hanno colore politico, sopravvivendo alle figure fatte per ottenerli…
