(Tommaso Merlo) – Per mesi i giornalacci hanno spacciato Salvini per quello bravo a far politica. Per quello esperto e scaltro che ha surclassato quel pischello di Di Maio e quella banda d’ingenui idealisti del Movimento. Mesi e mesi a lodarlo perché chiaro, concreto, deciso e dai tempi impeccabili. Un fenomeno che non ne sbagliava mai una. L’artefice del miracolo leghista. Dal quattro percento al trenta. Dalle uova marce al Viminale e una scena politica tutta ai suoi piedi. In Italia e all’estero. Come se la bravura di un politico non si misurasse in fatti concreti e problemi risolti, ma in ‘like” e sondaggi. Come se la bravura di un politico non si misurasse in serietà e trasparenza, ma nella capacità di “comunicare” e conquistare l’attenzione del pubblico facendo lievitare il consenso. Una sottocultura politica di cui i giornalacci sono solo il megafono, una sottocultura che ha permesso a ciarlatani allucinanti di governare e far disastri nel nostro paese per decenni. Salvini “quello bravo”, il Movimento una manica d’incapaci perché invece d’intasare i media di spazzatura propagandistica stavano in ufficio a lavorare. Perché invece di sporcarsi col sistema, si sono illusi che alla fine i fatti li avrebbero premiati. Ed invece no. Ed invece i sondaggi premiavano “quello bravo”, quello osannato dai giornalacci e protetto dagli sfascisti del vecchio regime in attesa dell’ennesimo messia che li faccia resuscitare. E anche quando la Lega è stata martoriata da scandali immondi, i giornalacci non si sono mai rimangiati la bufala della classe dirigente leghista esperta e capace a dispetto di quegli scappati di casa del Movimento. Come se l’onestà fosse un dettaglio in politica. Come se la trasparenza fosse un optional nella vita pubblica. Tutti a pompare la bolla verdognola e tramare per il deragliamento degli alieni a cinque stelle. Poi la crisi. Improvvisa. Folle. Poi il pandemonio che da qualunque prospettiva lo si guardi sembra il frutto di un ego strafatto. Poi lo spavento per quei “pieni poteri” pretesi coi sondaggi verso il quaranta e le ombre russe nel cuore dello stato. Poi un Salvini che di colpo da fenomeno della politica, appare anche agli sfascisti come un pericolo pubblico. Una bolla malevola da far scoppiare al più presto. Come un renzi qualunque. Un altro di “quelli bravi”, di quelli osannati per anni dai giornalacci, un altro che sembrava inarrestabile e sorvolava il mondo in pieno Italian Style. Un altro fenomeno chiaro, concreto, deciso e dai tempi impeccabili. Un altro che un giorno ha cominciato a non azzeccarne più una neanche per sbaglio. E alla velocità di un cinguettio, da fenomeno della politica si è trasformato in fenomeno da baracconi. Con la gente che lo inseguiva in ogni angolo del paese per riempirlo di epiteti e pernacchie e scaricargli addosso tutta la propria frustrazione per una politica indegna di una democrazia moderna. Alla faccia dei giornalacci. Alla faccia di chi misura la politica in panzane e sondaggi. Alla faccia di quelli di bravi.