(Bartolomeo Prinzivalli) – Capita raramente nella vita di trovarsi davanti ad una persona e non capire come ci si debba comportare, se riderle in faccia, compatirla, ignorarla o chiamare dei professionisti che possano prendersene cura; sono attimi di smarrimento in cui crollano anche le certezze, e tutti i sentimenti pregressi perdono importanza rispetto al problema rilevante, all’urgenza sopraggiunta. Momenti in cui anche gli amici più fedeli sembrano smarcarsi scaricando le responsabilità esclusivamente sul leader per salvare la faccia o ciò che ne rimane, momenti in cui resta poco o nulla a cui appigliarsi, se non il consenso effimero, o il cibo.

La garbata ma risoluta lettera di Conte deve aver provocato traumi non indifferenti, almeno per quel poco che si è riuscito a comprendere, e forse il presidente dovrebbe riflettere su quanto le parole possano pesare su soggetti così fragili, deboli, sopravvalutati. O forse non tanto lo scritto in sé quanto l’eco di consensi e condivisioni che l’ha reso virale in una manciata di minuti, soprattutto agli occhi di chi venera più il pollice in su via Facebook che il rosario brandito sui palchi per radunare gli accoliti o ammonire i miscredenti.

Chissà se il presidente ha provato rimorso, dopo aver parlato di lealtà e correttezza, nel leggere la delirante risposta infarcita di cifre sconclusionate basate sul nulla: omicidi -18%, rapine -21%, violenze sessuali -24%, tasso di umidità 32%, grasso corporeo 65%, farneticazioni su commissioni europee cagatesi addosso dopo averne disertato ogni incontro, vaneggiamenti su tagli alle scorte in barba ai plotoni schierati a difesa della propria propaganda dalla rabbia della folla, oltre agli immancabili bacioni, stavolta più nervosi, tremanti, addirittura più sudati se possibile. Tutto questo mentre il Tar del Lazio smonta l’unica legge prodotta in un anno e mezzo, scritta due volte ed entrambe coi piedi, aggiungendo ulteriori traumi neurologici ove non se ne sentiva la mancanza, spingendolo fino al paradosso, al diniego totale di quanto detto e fatto nei giorni precedenti, alla capriola fantascientifica, alla farsa massima, sintetizzata nel pronunciamento della parola “bugia!”

“Non ho mai sfiduciato”, “il mio telefono è sempre acceso”, frasi tipiche del pokerista che rilancia compulsivamente nonostante l’aver rivelato il bluff a carte scoperte, dello scacchista bulimico che in un impeto di rabbia ingoia l’alfiere, del mediano che esulta dopo un autogol, mettendo in enorme difficoltà una stampa che fino ad oggi l’ha disegnato come stratega infallibile, pilastro inamovibile nell’architettura di quel bipolarismo completato dall’altro Matteo, continuamente menzionato quindi legittimato, con cui dividere consenso e potere nelle decadi future.

Compito arduo per i giornalisti cercare di rigirare una tale frittata mentre si rafforza la sensazione che lo stesso sia già alla frutta, impegnato a postare torte nella sua zona di comfort, acclamato dai bot di Morisi.

Ecco quindi un appello a psicologi, terapisti, Ong e professionisti in generale: se vi resta un poco di cuore, salvate lui, aiutatelo. A casa sua, possibilmente…