
di Roberta Labonia
“Bugia. E’ falso. E’ una bugia che io abbia mai detto al presidente Conte di voler staccare la spina al Governo”.
Neanche alle elementari io le sparavo così grosse. Invece lui, il super Ministro star del Papeete l’ha detto, senza neanche arrossire, dopo aver dichiarato pochi giorni prima a favore di giornalisti: “la maggioranza non c’è più, si vada in Parlamento per certificarlo e poi subito al voto” e ancora, colto da un delirio di onnipotenza: ” Chiedo agli italiani, se lo vorranno, di darmi pieni poteri”.
Del resto, perché meravigliarsi? È sempre lui, Salvini, quello che ha dichiarato che non avrebbe votato il taglio dei parlamentari per poi, il giorno dopo, dire che si, lo voterà ma solo dopo aver sfiduciato Conte (cazzata, se cade Governo non voti più nulla caro Salvini), per poi tornare, dopo poche ore, a dire di nuovo no.
Di queste giravolte nella sua carriera politica se ne contano a iosa. Il leghista è stato no Trivelle poi si Trivelle, è stato no Tav poi si Tav, contro i termovalorizzatori poi a favore, ecc.. ecc… e poi, la più grossa delle giravolte, l’uomo di verde vestito che scandiva “Padania is not Italy” oggi va raccontando che “l’Italia è la mia patria”. Dopo un ventennio di spinte secessioniste oggi si spaccia per il primo dei nazionalisti.
Insomma uno preparato, uno coerente con le sue idee e di cui fidarsi (sic !).
Eppure ora che siamo agli sgoccioli (termine usato oggi del Presidente Conte) di questo Governo, tocca dare atto al bipolare Salvini di aver dato ai 5 stelle l’opportunità di mettere a segno delle leggi che, da sole, darebbero un senso ad un intera legislatura. E mi riferisco al decreto dignità, alla legge spazzacorrotti e al reddito di cittadinanza.
Ed è un bipolare, pensate a quanto di buono si sarebbe potuto fare con uno normale…
Forse l’unico nell’attuale parterre politico in grado di tenergli botta, quanto a panzane e giravolte, è l’altro Matteo, quello che già i suoi compagni di classe delle superiori avevano soprannominato “il bomba”. Quel Matteo Renzi che nel 2016, dopo aver fiaccato il Paese e i suoi lavoratori togliendogli tutele e diritti in favore delle lobby del capitale, dichiaro’ a reti unificate che se avesse perso il referendum costituzionale (che ha perso), si sarebbe ritirato dalla politica e che invece ancora oggi siede sugli scranni del Senato.
Da senatore semplice di Scandicci il bomba ancora muove come tante marionette il manipolo di parlamentari piddini che lui ha piazzato e che ancora a lui rispondono, in barba al fratello brutto di Montalbano che recita la parte di segretario del PD. Quel Zingaretti che sa bene che il boccino non è lui ad averlo in mano.
Ecco perché ho sorriso nel 2018 quando ho sentito parte della base grillina sdegnarsi all’idea di un Governo insieme alla Lega. E oggi ancora sorrido quando leggo o ascolto lo sdegno di molti grillini all’idea di un eventuale accordo di Governo col PD. C’è addirittura chi fa il distinguo: ok col PD ma quello di Zingaretti non quello di Renzi!
Possibile ancora non vi è chiaro? I 5 Stelle, ne sono profondamente convinta, rappresentano l’unica forza politica ad adoperarsi, pur con tutti i suoi limiti, nell’ esclusivo interesse della collettività ma, realisticamente, non arriveranno mai all’agognato 51%. Troppe e troppo potenti sono le lobby, a cominciare dal “quarto potere”, che lo contrastano e che manipolano il consenso.
Quindi delle due una: o il Movimento si condanna ad un ruolo di perenne forza d’opposizione, senza contaminazioni ma lasciando campo libero alla mala politica oppure, di volta in volta, in nome del bene collettivo, stringe, se non alleanze, patti di Governo con chi ci sta.
Se si vuole andare avanti in nome del bene del Paese, non resta che tirarsi in barca il giullare di turno.
