domenica 11/08/2019
IL GARANTE DEL M5S: “SALVIAMO IL PAESE DAI BARBARI, I CAMBIAMENTI CHE SERVONO FACCIAMOLI ADESSO”

Per giocare al tavolo che vale presente e futuro, cioè l’intera posta, il Luigi Di Maio rimpicciolito dalle urne aveva bisogno del mandato. Della copertura del fondatore, quello che ne sta lontano ma che può ancora spostare moltissimo nel Movimento. Potrebbe, Beppe Grillo. E in un sabato di agosto lo fa con un post insolitamente dritto, in cui sdogana ciò che un tempo era indicibile: “Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo!”.
La traduzione è che si può fare anche giocandosela di politica, cioè aprire a un qualcosa che eviti il voto anticipato: un governo di scopo, preferibilmente, per rendere legge il taglio di 345 parlamentari, varare la manovra economica e, chissà, provare a fare una nuova legge elettorale. Stando attenti a non vendersi l’anima al Pd e, meno che mai a Matteo Renzi, il diavolo che fa capolino dai telefoni. “Ci vorrebbe un governo del presidente, con Conte ancora a Palazzo Chigi e senza scambi di poltrone con i renziani” sono i paletti che immaginano voci di peso del M5S. L’essenziale è evitare che Matteo Salvini dilaghi nelle urne di ottobre.
Tanto Grillo scrive che lui non è contrario, anzi: “Prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire?”. Non vuole che il M5S e il suo capo Di Maio muoiano di ortodossia, e lo spiega innanzitutto ai suoi, ai 5Stelle: “Hanno confuso coerenza con rigidità, anche molti di noi fanno questa confusione ed allora scattano meccanismi incredibili! Ma è tutto così semplice… Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il Paese in mano a della gente del genere”.
Un messaggio che nasce anche dalle telefonate tra il fondatore e Di Maio, frequenti negli ultimi giorni. Perché il garante vuole tutelare il giovane capo: e il post calato dopo il sì di Conte al Tav, quello per rivendicare gli sforzi del Movimento contro la Torino-Lione, lo aveva già dimostrato. Così ecco l’intervento di ieri. Con il capo che ringrazia e rilancia il post: “Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari, le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno. Serve cambiare, subito”.
Ma Di Maio sa dei tanti contrari nel M5S. Con Alessandro Di Battista che è il primo degli scettici. Invece il presidente della Camera Roberto Fico è molto cauto ma non pone veti a prescindere, raccontano. D’altronde la questione è delicatissima, e lo hanno detto tutti nella riunione di venerdì a Roma di Di Maio con una sfilza di maggiorenti, da Davide Casaleggio ai capigruppo alle Camere fino a Di Battista e a quel Max Bugani con cui il capo sta ricucendo. L’atto di nascita di un caminetto politico che d’ora in poi deciderà con il vicepremier. E nel quale tanti temono la palude, l’inciucio.
E poi ora, è l’obiezione, il M5S avrebbe una narrazione su cui impostare la campagna, quella contro il Salvini irresponsabile che “vuole solo capitalizzare il consenso” come ha ringhiato Conte. Ma ci sono tanti nodi da sciogliere, e il principale è convincere proprio il premier a correre da candidato a Palazzo Chigi. Per questo Di Maio vuole tenersi aperta ogni via. E ripartire dal taglio dei parlamentari, da votare alla Camera anche prima della mozione di sfiducia a Conte. E sarebbe il modo per far slittare il voto di mesi.
Però serve un’impresa, da iniziare nella capigruppo a Montecitorio di martedì, che dovrebbe votare un nuovo calendario dei lavori, cioè anticipare la votazione a una data subito dopo Ferragosto. Nell’attesa il Movimento ha già avviato la raccolta di firme per la convocazione d’urgenza dell’Aula: alla portata, visto che serve il consenso di un terzo dei deputati, e il M5S li ha. Ma tagliare gli eletti in agosto è quasi impossibile. Un quasi a cui vorrebbero aggrapparsi tanti dem, tra i quali il post di Grillo è stato salutato da ovazioni a guardare le chat. Ma 5Stelle di peso raccontano un’altra verità. Per esempio il senatore Gianluigi Paragone: “Con il post Beppe vuole sparigliare, per vedere cosa succede. Ma noi non dobbiamo regalare a Salvini nessuno spazio di manovra aggiuntiva: è quello che vorrebbe per continuare la sua propaganda”.
