lunedì 22/07/2019

LE FATTUCCHIERE 2

Sono passati cinquant’anni dagli anni Settanta, anni in cui le madri stavano a casa o alla meglio insegnavano, e nulla è rimasto uguale: sparito il lavoro dipendente e con esso pure le “ferie”, stravolta la società e pure il clima. Tutto cambiato tranne loro: le irriducibili vacanze della scuola italiana, oltre tre mesi di inspiegabile e ingiustificato vuoto, che i nuovi genitori si trovano a dover riempire. Inverosimile che nessuno parli del problema, acuito dal fatto che i nonni sono decrepiti e il lavoro di oggi non conosce pause. Ma, come al solito in Italia, il privato ha sopperito all’assenza del pubblico: ed ecco, spuntati come funghi, i famosi centri estivi, altrimenti chiamati, più pomposamente, summer camp. Ormai li organizza chiunque, dal baretto sotto casa all’associazione sportiva. Certo, va detto: molti intrattengono i bambini egregiamente, in un mix persino troppo affollato di sport, escursioni, visite guidate, gioco, lingue straniere. Ma tutti, benedetti oratori esclusi, veleggiano sui centocinquanta euro a settimana (quelli in città, perché fuori si parte dai cinquecento a settimana): per una famiglia che ha due figli e che magari deve “sfangare” un mese significa un vero salasso, anche se è sempre meglio pagare, certo potendo, che ritrovarsi nell’incubo di avere il ragazzino steso sul divano, in overdose digitale. Resta davvero il mistero sul perché le scuole non possano chiudere più tardi l’estate e riaprire prima, come fanno altrove. Un tempo la risposta era che in Italia faceva caldo. Oggi è un’argomentazione comica, che può fare caldo a maggio come ottobre, e comunque prima o poi il Ministero dovrà porsi il problema serio dell’aria condizionata nelle scuole, visto che l’Italia si va tropicalizzando. Ecco: a quel punto, si spera, non ci saranno scuse. E magari, paradossalmente, a scuola ci si resterà almeno un mese in più, se non altro per godersi il fresco.

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