sabato 06/07/2019

MILANO

IL SINDACO ERA ACCUSATO DI AVER RETRODATATO DUE DOCUMENTI PER SOSTITUIRE DUE MEMBRI DI UNA COMMISSIONE DI GARA D’APPALTO

Lettura della sentenza – Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, insieme ai suoi avvocati, ieri nell’aula del Tribunale di Milano – Ansa

Due documenti retrodatati, un falso insomma, che riguardavano i commissari per la gara della Piastra di Expo, appalto da 232 milioni. Sette anni dopo quei fatti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato condannato ieri a sei mesi di carcere convertiti in pena pecuniaria di 45 mila euro. Nel processo, Sala era imputato per falso materiale e ideologico per la presunta retrodatazione di due verbali con cui, nel maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara per l’assegnazione dell’appalto per la Piastra dei servizi dell’Esposizione Universale del 2015. Nonostante la condanna, Sala è andato all’incasso della compatta difesa del Pd. Su tutti il segretario Nicola Zingaretti: “Sono vicino a Sala. A lui va tutta la nostra fiducia, il nostro sostegno per continuare nell’opera di guida di Milano. Sala non si deve dimettere”.

L’allora addi Expo il 31 maggio 2012 ha firmato un documento datato 17 maggio. Assolti, invece, tutti gli altri imputati nel processo: l’ex manager Expo Angelo Paris, che era imputato per falso in concorso con Sala ma anche di tentato abuso d’ufficio, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, accusato di turbativa sul maxi appalto, e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani spa che vinse la gara, accusato di tentato abuso d’ufficio. La condanna di ieri non impatta con la legge Severino perché ben inferiore ai due anni. E dunque Sala può continuare a fare il sindaco. Tanto più che, sul processo scatterà la prescrizione tra quattro mesi. La difesa ha annunciato appello, ma ancora bisogna capire se il sindaco rinuncerà alla prescrizione. Il processo concluso ieri in primo grado è nato il 10 novembre 2016, quando la Procura generale decide di avocare il fascicolo in mano alla Procura. Il pg Felice Isnardi così iscrive Sala nel registro degli indagati il 15 giugno 2017. In sostanza viene bocciata la lettura data dai pm, ovvero una retrodatazione fatta per “finire i lavori entro aprile 2015” e quindi nessun rilievo penale ma una “deregulation dettata dall’emergenza”. E questo nonostante le annotazioni dell’epoca della Finanza fotografassero il falso e “la palesa retrodatazione”. Un’ipotesi che secondo gli investigatori sarebbe emersa da alcune intercettazioni del 31 maggio 2012. La Procura però rubrica quei fatti “a falso innocuo”. Il 15 aprile, sentito in aula, Sala ha dichiarato: “Ho firmato migliaia di atti, ancora oggi non lo ricordo come uno dei passaggi più rilevanti di Expo”.

Quella di ieri è la prima condanna per Sala, il quale per Expo è già stato processato e assolto in un altro filone dove era imputato per abuso d’ufficio perché al posto di una gara europee fece un affidamento diretto alla ditta Mantovani per la piantumazione di “essenze arboree” sulla Piastra. Il 25 gennaio l’assoluzione è stata confermata dalla Corte d’appello. Col dispositivo di ieri i giudici hanno dichiarato Sala “colpevole limitatamente alla retrodatazione del verbale di annullamento di nomina della commissione giudicatrice e del verbale di nomina della commissione giudicatrice” e gli hanno concesso “le circostanze attenuanti generiche” e anche un’altra attenuante: quella dell’aver “agito per motivi di particolare valore morale o sociale”. Sala ha commentato: “Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall’occuparsi dalla cosa pubblica. È stato processato il mio lavoro”. L’accusa aveva ribadito la “consapevolezza di Sala” nella retrodatazione.

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