Screenshot 2019-06-24 18.31.38.png

 

(Roberta Labonia)La politica è fatta di scelte. 
La politica la puoi fare rinunciando ad una comoda poltrona all’opposizione, che con ogni probabilità ti avrebbe fruttato consensi stellari, pur di iniziare da subito, all’insegna dell’etica e del bene comune, a governare il tuo Paese. E se per farlo devi accettare di condividere il tuo percorso con una forza antagonista da cui ti separa quasi tutto, lo fai lo stesso, perché sei cosciente che tu sei l’espressione dell’unica forza politica che ha le mani libere per affrontare nodi spinosi mai risolti prima, come le concessioni autostradali, l’acqua pubblica, il salario minimo, fino al conflitto di interessi.
Tu sai di essere l’unico ad avere le carte in regola per affrontarli questi nodi, perché devi dar conto ad un solo lobbista: i tuoi elettori. 

La politica è fatta di scelte perchè la puoi fare cominciando col favorire la stabilizzazione dei lavoratori precari, 3 milioni nel 2018 che altri, con le loro leggi scellerate, avevano alimentato.
La politica, quella buona, la puoi fare legiferando per la prima volta in Italia un sostegno al reddito che toglie dalla miseria 5 milioni fra disoccupati e pensionati con la minima, pur consapevole che in quello stesso momento l’altro contraente di governo sta cavalcando e ingigantendo temi nazional popolari come quello dell’immigrazione, solo perchè frutta in termini di consenso e parla alla pancia delle piazze, che se poi il fenomeno è già da tempo ai suoi minimi storici, poco importa, quello che importa non è la realtà ma la percezione della realtà che instilli nelle folle, del resto basta poco, basta ogni tanto bloccare una Ong con qualche decina di disperati a bordo a ridosso dei nostri porti e il gioco è fatto. 

La politica, quella che incide nella carne viva di una nazione e che segna il prima e il dopo della storia di un Paese, la fai dando la precedenza alla prima seria legge anticorruzione che l’Italia abbia mai avuto, pur nella consapevolezza che ti stai mettendo contro tutto il sistema mafiomassone che da decenni si mangia l’Italia; la fai comunque quella legge anche se la gente nelle piazze non ne percepisce nell’immediato i benefici; ci metti tutto il tuo impegno a farla, anche se sai che mentre stai testa bassa seduto sulla tua scrivania, sempre lui, il tuo coinquilino al Governo, passa il suo tempo ad occupare tutte le sedie in RAI, come già non gli bastassero tutti o quasi i media schierati a suo favore, i lacchè al servizio del pensiero unico dominante che li foraggia.

È una scelta coraggiosa quella di lavorare alla riforma del codice civile e penale così da abbasare i tempi della giustizia, come coraggiosa è quella di mettere mano alla riforma del CSM, azione non più rimandabile, il recente quanto ignobile scandalo giudiziario che lo interessa sta lì a confermarcelo. 
E non ti preoccupi di sapere se l’elettorato ne percepirà la portata, non ascolti i sondaggi, sei consapevole di star lavorando per un futuro migliore dei suoi figli e dei suoi nipoti, oltre che dei tuoi. 

È una scelta invece dettata da interessi di bottega e di consenso, alla stregua di quella di una spa interessata ad ampliare le proprie quote di mercato, quella di affidare le scelte del proprio partito alle cure di uno spin doctor, uno che ci cura l’ immagine e le esternazioni seguendo l’onda dei sondaggi: dal vorticoso sfoggio di divise, al pane e nutella, dal crocefisso ai santi protettori, dai tortellini al ragù, al cagnolino maltrattato. 
Roba che porta like, ma che con la politica, quella con la P maiuscola, che c’entra? 

Attraverso la buona azione politica puoi scegliere la strada tutta in salita di smontare ad uno ad uno un sistema di privilegi che negli anni una casta di politici si è data, mentre nello stesso tempo il tuo omologo sceglie, da paraculo quale è, di ingaggiare un neverending tour di propaganda per le piazze d’Italia a spese non si sa bene di chi. Ma tu non lo fai, perché non è quella la buona politica. 

Come non è buona politica produrre un sequel di leggine che in nome della sicurezza, lungi dal garantirla, lasciano in strada migliaia di irregolari, gli stessi che avevi giurato di rimpatriare tempo un mese. 
Non è buona politica quella che in nome della difesa personale la legittima sempre e comunque, anche se spari alle spalle del ladro in fuga; non è buona politica fomentare odio sociale. 

È buona politica accettare la sfida di far ripartire il mezzogiorno d’italia con l’obiettivo di portarlo ai livelli di sviluppo del nord. 
Non è buona politica parlare a nome della nazione da una parte mentre dall’altra incalzi il tuo “alleato” di Governo a mettere una firma su autonomie spinte alle regioni del nord, malcelando mai sopite spinte secessioniste. 

È buona politica mettere fuori di casa chi dei tuoi è in odore di corruzione, ma non è buona politica difendere ad oltranza chi dei tuoi appare in odore di mafia. 
È buona politica lavorare al taglio del cuneo fiscale, non è buona politica insistere per la flat tax per tutti, così che quelli che più ci guadagnano sono i ricchi. 

È segno di etica istituzionale rispettare gli ambiti di competenza dell’altro contraente di Governo, mentre è indicativo di bassa politica invaderne il campo d’azione screditandolo agli occhi dell’elettorato. 
È buona politica moderare i toni e mantenere un profilo basso mentre il tuo Premier, con misura di parole e usando tutta la sua capacità negoziale, sta a Bruxelles a trattare con la Commissione europea questioni di vitale importanza per il futuro del tuo Paese. 
Non è buona politica anzi, è da irresponsabili, se proprio in quelle ore, da vice premier, alzi i toni inveendo contro quella stessa Commissione e minacciando di cadute del Governo. 

Mi viene in mente, da atea quale sono oggi, un passo del Vangelo che, quand’ero bambina, un prete ci spiegò nell’ora di catechismo:
‘Non gettate le cose sante ai cani e le perle ai porci, perché non le mettano sotto i piedi e vi si volgano contro per sbranarvi’.