giovedì 13/06/2019

Paolo Arata, l’ex parlamentare forzista nelle grazie del Carroccio, che lo ha interpellato per ideare il progetto sulle Energie, aveva una carta da giocarsi più degli altri. Quegli “attuali influenti contatti con esponenti della Lega” che “ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri” Vito, siciliano e “re dell’eolico” ritenuto dai pm vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. Erano contatti “effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall’Arata di cui informava puntualmente Nicastri”. Ne è la prova, per i pm, una conversazione del 23 dicembre 2017 quando “Nicastri sollecitava Arata a far intervenire il senatore Armando Siri in relazione a un sostegno nei confronti di una persona dagli stessi sponsorizzata”. E forse il riferimento è alla necessità di piazzare un candidato nella lista della Lega in Sicilia.
Insomma quella di Arata era un’agenda che sembra annoverare nei contatti non solo Armando Siri, l’ex sottosegretario rimosso dal governo l’8 maggio dopo che venne fuori l’indagine a suo carico per concorso in corruzione proprio con Arata: i pm accusano l’ormai ex sottosegretario di aver tentato di promuovere provvedimenti per favorire Arata in cambio di 30 mila euro dati o promessi.
Con le dimissioni di Siri, quindi, si pensava che la grana fosse risolta. Ma ieri è arrivata un’altra batosta in casa leghista con Matteo Salvini che ora dovrà andare in Commissione Antimafia a spiegare il ruolo di Arata nel Carroccio: l’ex parlamentare è da ieri in carcere assieme al figlio Francesco per trasferimento fraudolento di valori e corruzione. Stessa misura per Vito Nicastri e il figlio Manlio, mentre è finito ai domiciliari un dirigente della Regione Siciliana accusato di corruzione. “Quanto gli abbiamo dato?”, dice Paolo Arata. Nell’inchiesta sono indagati, ma per abuso d’ufficio, anche altri due funzionari regionali.
LA RETE IN REGIONE
Ai domiciliari un dirigente, nelle carte i rapporti con Micciché, numero uno dell’Ars
“Hanno arrestato Vito,
è un bel problema ”
Secondo le accuse, quindi, Nicastri aveva attribuito ad Arata e altri la “titolarità e la disponibilità” di alcune società al fine di “eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale”. In quel momento infatti si trovava ai domiciliari per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento. Guai giudiziari non hanno intimorito i soci. Per i pm infatti “gli Arata hanno continuato a investire con Vito Nicastri anche dopo il suo arresto”. Erano insomma la sua longa manus e continuavano a parlare con lui anche quando si trovava ai domiciliari. Qualche preoccupazione arriva quando Nicastri torna in carcere: “È un bel problema questo, soprattutto per lui, ma anche insomma tutte le cose che abbiamo insieme…”, dice Paolo Arata intercettato.
Rete politica in Regione, con il pass di Gianfranco
La rete di affari toccava anche i livelli politici della Regione. Paolo Arata, scrive la procura di Palermo, “ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica per attivare canali privilegiati di interlocuzione con esponenti politici regionali ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare (in particolare) i progetti relativi al bio-metano”.
A Palazzo d’Orleans si arrivava tramite Gianfranco Miccichè, oggi presidente dell’Ars ed estraneo all’inchiesta. O almeno questo emerge da una conversazione del 12 settembre 2018: “Paolo e Francesco Arata spiegavano al loro interlocutore di essere stati introdotti presso l’assessore Turano (estraneo alle indagini, ndr) da Miccichè. A Turano gli stessi avevano riferito delle loro co-interessenze con Vito Nicastri, dicendogli di averlo conosciuto come valente ed esperto imprenditore del settore energetico e di ritenere che proprio tale ‘legame’ fosse la ragione della diffidenza mostrata da alcuni Uffici regionali nei confronti dei progetti della Solgesta srl”, società che, secondo i pm, “operava con l’occulta partecipazione di Vito Nicastri”. Durante la conversazione si parla anche all’assessore al Territorio Salvatore Cordaro (completamente estraneo all’indagine), “lamentandosi dell’atteggiamento di sufficienza tenuto da quest’ultimo, che sembrava snobbarli”.
“Andiamo dal direttore con i coltelli in mano”
Nicastri non si arrendeva neanche quando dalla Regione arrivavano fumate nere: “Andiamo dal direttore con i coltelli in mano quasi va, vediamo se si rifiuta”, diceva il 23 dicembre 2017.
Poi è successo anche di dover cambiare strategia. Gli affari infatti subiscono un rallentamento quando il governatore Nello Musumeci cambia il direttore di un ufficio per loro interessante. “Con la nomina del nuovo capo dipartimento (a gennaio 2018) – è scritto nelle carte – si determinava lo slittamento dei tempi per l’esame delle pratiche (ai fini Aia) della Solgesta Srl lasciate in sospeso dal suo predecessore”. Così Nicastri intercettato dice di “essere in contatto, attraverso Paolo Arata, col nuovo direttore del dipartimento, il quale aveva preso l’impegno di esaminare le pratiche della Solgesta srl al più presto”.
“Arata veniva alla Regione per trovare complici e si trovava di fronte a fermi e inesorabili no”, ha commentato ieri Musumeci.
