
(Bartolomeo Prinzivalli) – Oggigiorno diventa sempre più difficile ideare un sequel per una pellicola di successo, soprattutto se nell’ultimo episodio si sono raggiunti gli obiettivi e l’avversario più temibile, il re dei mostri, è stato definitivamente sconfitto; parlare di altre bestie ipertrofiche arrivate da chissà dove sembrerebbe banale, e la solita minestra riscaldata alla lunga finisce per stancare, quindi che fare? Improvvisare una catastrofica profezia Maya? Paventare l’imminente collisione con una meteora? No, niente di tutto questo: non sempre i nemici peggiori consistono in cataclismi o bestioni sputafuoco, spesso piccoli parassiti velenosi ben organizzati riescono a far molto danno grazie ad un lavoro costante e certosino, per cui ecco l’idea per la trama del terzo episodio: all’eroico rettile osannato nella pellicola precedente viene affiancato, grazie ad una regola imbastita ad arte, un bestione contraente di supporto, l’obeso muflone verde mutante, un figuro di serie zeta senza né arte né parte, tanto fanfarone quanto incapace e scansafatiche, ma esaltato e protetto dal sistema di potere mediatico perché garante nel conservarne egemonia ed impunità.
Ecco quindi l’intera attenzione mediatica spostarsi verso il ruminante bulimico ed i suoi vaneggiamenti contro l’invasione di fantomatici alieni migranti su barconi spaziali e la necessità di bloccare le piste d’atterraggio per evitare che i suddetti extraterrestri sciattoni si approprino dei simboli religiosi e delle usanze autoctone. Ben presto lo slogan sulla bocca di tutti diviene “piste chiuse”, “stop invasione” e “la pacchia aliena è strafinita”, mentre le vere minacce per la sicurezza del pianeta continuano a gravare sulle spalle dell’anfibio radioattivo, ma nel silenzio generale.
Così mentre Godzilla combatte l’ennesimo mostro distruttore il muflone si fa intervistare in un programma seguitissimo di tv spazzatura prendendosene i meriti, magnificato dall’intervistatrice burina illuminata a giorno dalla luce di mille riflettori per coprirne rughe e smagliature.
L’attenzione ritorna sul lucertolone solo in caso di danni collaterali, quando nella battaglia contro una fiera malvagia inavvertitamente con un colpo di coda abbatte un villino abusivo causando il ferimento del proprietario, con quest’ultimo che appare in mondovisione raccontando la propria storia strappalacrime e mostrando le lastre che evidenziano la frattura del bacino, le fotografie da piccolo col ciuccio ed il proprio sogno ormai infranto di diventare il nuovo Nureyev senza aver mai preso neanche una lezione di mazurca.
Con l’opinione pubblica ormai totalmente contro ed un principio di depressione con relativo giramento di gonadi nucleari all’eroico drago non rimangono che due strade: lanciare Telegodzilla network per tentare di restituire un minimo di verità alla narrazione artefatta o lasciare l’umanità al proprio destino, consegnando oneri e non solo onori al muflone sovrappeso sovraesposto perennemente in gita promozionale, così da far comprendere ai terrestri a proprie spese che le vere minacce per il pianeta non si contrastano degustando un piatto tipico o sparando cazzate nel mucchio, a random, ndo cojo cojo.
Certo la vera giustizia consisterebbe nel far assaporare la fiatella atomica alle redazioni che hanno imbastito tale sceneggiata per i loro loschi scopi personali, ma ciò comporterebbe una reprimenda giustificata e l’appellativo di Fasczilla, oltre ad un rimorso di coscienza che il rettile non potrebbe mai sopportare.
Il finale dell’episodio è aperto alla libera interpretazione dello spettatore, combattuto fra senso del dovere e perdita della faccia, mentre il verdastro ruminante continua a fare il bello ed il cattivo tempo e perfino lo sciancato abusivo raggiunge fama e notorietà come ospite sparafango a comando, lasciando un respiro di sollievo solo durante i titoli di coda, quando ci si accorge che si tratta di un film di fantascienza e nulla di ciò potrebbe accadere mai nella realtà.
Vero?
