sabato 08/06/2019

L’ALTRA INDAGINE

BUSTO ARSIZIO – GLI AMMINISTRATORI POI ARRESTATI IN VIAGGIO A ROMA PER EVITARE LO SCIOGLIMENTO

Un viaggio a Roma, destinazione Palazzo Chigi negli uffici del sottosegretario di Stato, Giancarlo Giorgetti. E poi telefonate al presidente della Regione Attilio Fontana, incontri al Pirellone con i vertici di Forza Italia, contatti con il difensore civico di Palazzo Lombardia Carlo Lio. Tutto in pochi giorni. E tutto per evitare che il Comune di Legnano venisse commissariato. A tessere la tela è la “cricca” delle nomine con in testa il sindaco della Lega Giambattista Fratus, il vicesindaco di FI, Maurizio Cozzi, e l’assessore all’urbanistica, Chiara Lazzarini. Le operazioni si svolgono tra marzo e aprile, subito dopo che 13 consiglieri si dimettono staccando la spina a consiglio e giunta. Il trio così punta ai vertici nazionali della Lega per frenare l’emorragia.

IL BALLETTO

Il sindaco leghista ai domiciliari ritira le dimissioni Il Capitano è con lui, ma il Comune è commissariato

Incontri e telefonate stanno nelle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Busto Arsizio che il 16 maggio scorso esegue tre misure cautelari nei confronti di Fratus, Cozzi e Lazzarini. Tutti sono accusati di turbativa per aver pilotato alcune nomine nelle partecipate. Al solo Fratus, poi, viene contestata una corruzione elettorale consumatasi nel giugno del 2017 a ridosso dei ballottaggi per le elezioni al Comune di Legnano. In cambio dei circa mille voti della lista di Luciano Guidi, Fratus nomina la figlia Martina in una partecipata con un bonus da mille euro. I brogliacci degli incontri romani al momento non sono depositati.

In Procura vengono letti con molta attenzione per capirne la rilevanza penale. Allo stato non vi sono indagati in questo filone che potrebbe aprirsi a breve con una prima ipotesi di abuso d’ufficio a carico di ignoti. Al centro ci sono le dimissioni dei consiglieri, protocollate il 27 marzo. Nonostante questo, la giunta reggerà dopo l’intervento del difensore civico, l’azzurro Carlo Lio, che nominerà un commissario ad acta per le surroghe dei consiglieri. Su questo si è giocata una battaglia al Tar che ha respinto l’ipotesi di sospensiva senza entrare nel merito ma motivandola con il fatto che Fratus si era dimesso. Peccato che Fratus subito dopo la sentenza abbia ritirato le dimissioni con il plauso dei vertici della Lega, tra cui ieri anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Fratus – ha detto il vicepremier – è una persona per bene”. Fratus nel frattempo resta ai domiciliari e in Comune resta il commissario nominato dal prefetto di Milano dopo gli arresti. Il balletto delle dimissioni è dunque solo politico.

Torniamo a fine marzo. La Finanza ha piazzato una microspia nell’ufficio di Cozzi. Le intercettazioni proseguiranno fino al 20 aprile. Sul tavolo i contatti diretti con i vertici nazionali. Agli inizi di aprile, Fratus, Cozzi e Lazzarini decidono di scendere a Roma. In tasca hanno l’indirizzo di Palazzo Chigi. Qui incontrano il sottosegretario di Stato nonché numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. Il dato emerge dai dialoghi tra Cozzi e Fratus. I brogliacci al momento non sono depositati. Ma è qui che Cozzi illustra la questione generale. Mentre Fratus si sofferma maggiormente sul motivo specifico. Ovvero quello di salvare il comune di Legnano. Obiettivo condiviso anche dai vertici nazionali. Che già furono messi a conoscenza da Fratus dell’accordo politico prima del ballottaggio. A riferirlo è la Lazzarini intercettata. La zarina dell’urbanistica riporta le parole di Fratus: “A livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega”.

A marzo la Lega non può permettersi di perdere un comune simbolo come Legnano soprattutto con le Europee dietro l’angolo. E così il trio delle nomine trova terreno fertile a Roma negli uffici di Giorgetti. Non emergono, invece, incontri diretti con il vicepremier Salvini, ma contatti telefonici con il segretario nazionale Paolo Grimoldi. Da Roma a Milano. Ai piani alti della Regione Lombardia. Nelle telefonate viene ascoltata la voce di Mariastella Gelmini, ex coordinatrice regionale di FI, dimessa di recente, al suo posto Licia Ronzulli. E se la Gelmini pare possibilista, ma senza dare una soluzione, più netta è la posizione di Fontana.

Anche la voce del governatore, indagato per abuso d’ufficio nell’indagine milanese sul sistema delle tangenti, finisce nei brogliacci. A quanto risulta al Fatto, Fontana negherà un aiuto a Fratus. Nel frattempo, la Prefettura di Milano, subito avvisata delle dimissioni dei consiglieri, non dà risposte. E così entra in gioco il difensore civico. A lui il compito di salvare Legnano. Fratus, Cozzi e Lazzarini sono di nuovo in azione. Carlo Lio, presente alle cene da Berti assieme alla cerchia di Nino Caianiello, l’ex coordinatore di FI a Varese ritenuto il burattinaio delle tangenti, sarà contattato più volte. Fino a quando, a pochi giorni dalla nomina del commissario, il suo cellulare diventa muto.

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