mercoledì 08/05/2019

MILANO

PIÙ VOCI – L’ASSOCIAZIONE È PRESIEDUTA DAL TESORIERE DELLA LEGA, GIULIO CENTEMERO

Un finanziamento della Esselunga alla onlus di area leghista Più Voci. È questo l’oggetto della nuova indagine della Procura di Milano che – come rivelato ieri dal Fatto Quotidiano – ha aperto un fascicolo sull’associazione presieduta dal tesoriere della Lega, Giulio Centemero. L’inchiesta riguarda 40 mila euro versati da Bernardo Caprotti, il patron della Esselunga, poi scomparso nel settembre 2016. I pm milanesi hanno aperto un fascicolo “a modello 44”, cioè con l’indicazione del reato – finanziamento illecito – ma per ora senza alcun nome di persona indagata. Esselunga ha regolarmente iscritto a bilancio l’erogazione come finanziamento a Più Voci. Ma i magistrati ipotizzano che si tratti di un modo obliquo per far arrivare soldi alla Lega. Ritengono dunque che si tratti di un finanziamento illecito, che scatta, come dice il comma 2 dell’articolo 7 della legge che regola i contributi alle formazioni politiche, quando un privato versa denaro “a partiti o loro articolazioni politico-organizzative”, senza che il partito lo dichiari. Più Voci, secondo l’ipotesi della Procura di Milano, è una “articolazione politico-organizzativa” della Lega, messa in campo in una fase in cui, a causa delle condanne ricevute, tutti i soldi affluiti su conti riconoscibili della Lega sarebbero finiti sotto sequestro. Del versamento di Esselunga si era già occupato L’Espresso. Secondo quanto riportato dal settimanale, la causale del bonifico di 40 mila euro “versato a giugno 2016 recita ‘contributo volontario 2016’”. All’Espresso la catena di supermercati aveva spiegato che quella somma di denaro “è stata destinata a Radio Padania nell’ambito della pianificazione legata agli investimenti pubblicitari su oltre 70 radio”.

Sul versamento partito da Esselunga, ma anche su altro denaro affluito all’associazione Più Voci, ora cerca di fare luce la Procura di Milano. Perché se è vero che la onlus non ha obbligo di presentare bilanci, aveva però un conto corrente bancario su cui non è difficile controllare le entrate. L’ipotesi che i magistrati guidati dal procuratore Francesco Greco stanno verificando è che Centemero fosse alle prese, nel 2015, con la crisi di Radio Padania, l’emittente radiofonica della Lega, che per sopravvivere aveva urgente bisogno di fondi. Il rischio era però che fosse considerata dai pm un organo del partito, con il rischio che i soldi arrivati sui suoi conti potessero essere sequestrati. Ecco allora – secondo le ipotesi investigative – l’utilizzo, per la raccolta di fondi per la Lega e le sue attività, di una associazione, Più Voci, che meno facilmente poteva essere individuata come strumento del partito, benché avesse come presidente il tesoriere della Lega.

Anche la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla Più Voci e (a differenza di Milano) ha iscritto Centemero nel registro degli indagati per finanziamento illecito. In questo caso i pm capitolini indagano su 250 mila euro ricevuti nel 2015 da una società del gruppo di Luca Parnasi, l’imprenditore poi indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la Pubblica amministrazione.

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