(Andrea Scanzi) – La Lega è il partito più vecchio tra quelli presenti nella cosiddetta Terza Repubblica. La classe dirigente è altamente discutibile, quando non irricevibile. Di questione morale e ambiente, due dei punti cardinali dei 5 Stelle, se n’è sempre sbattuta allegramente le palle. Attaccarla su razzismo fascismo e bla bla va benissimo per i salotti buoni, o per vendere due copie in più di questo o quel giornale, ma non sposta mezzo voto. E alle lunga – ma pure alla breve – sfrangia il glande. Il vero cancro della Lega è bene esemplificato dal crocicchio purulento di conflitto d’interessi e illegalità che sta esplodendo sul caso Siri-Giorgetti. Riassumendo (e citando il buon Alessandro Robecchi): “Un sottosegretario della Lega (già condannato in via definitiva per bancarotta) è indagato per corruzione insieme a un imprenditore il cui figlio è stato assunto a Palazzo Chigi da un altro sottosegretario della Lega”. 

Già le due forze al governo litigavano ormai ogni minuto su tutto (com’è giusto che sia). Dopo questa ulteriore puntata dell’avvincente serie “Se la Lega è nuova alessandro de angelis è figo”, ce n’è abbastanza per staccare una volta per tutte la spina, anche solo per scoprire quanto durerà questa mitologica “crescita inarrestabile” (sulla base dei sondaggi e di stocazzo) della Lega salviniana. Ci avete provato, non è durata, non ha funzionato: ora basta, via. Il Salvimaio mancherà giusto alla Castelli e Fontana. Ognuno per la sua strada e giù botte (politiche) come se piovesse. Come ai “bei@ tempi. Meglio soli che male assalvinati.