venerdì 19/04/2019

POLTRONE

A DUE MESI DAL VOTO – GLI ALLEATI SENZA ACCORDO: IL GOVERNATORE SOLINAS HA FATTO SOLO MEZZA GIUNTA

Doveva essere pronta quindici minuti dopo la proclamazione degli eletti, secondo gli auspici del vicepremier Salvini. Invece a quasi due mesi dal trionfo elettorale del 24 febbraio (22 giorni dall’imprimatur della Corte d’Appello di Cagliari) la Giunta regionale sarda a trazione sardo-leghista è ancora ferma a metà: una “mini-giunta” con cinque assessori nominati su dodici e ben sette deleghe ad interim nelle mani del presidente Solinas, che prende ancora tempo mentre è impegnato a Roma a risolvere le grane della continuità aerea territoriale stoppata dall’Europa.

Il rebus delle caselle assessoriali mancanti invece è rimandando a dopo Pasqua, nel perdurante braccio di ferro fra la Lega e i piccoli piccoli partiti (in particolare i Riformatori) sull’attribuzione di ruoli e poltrone in base al risultato delle urne.

Gli eredi del partito di Mariotto Segni chiedevano di vedersi riconosciute due caselle nell’esecutivo regionale, ma probabilmente dovranno accontentarsi di una sola delega, quella ai Lavori Pubblici. Mentre il Carroccio non sembra intenzionato a rinunciare alla formula del “tre più uno”, ovvero tre assessori leghisti nell’esecutivo insieme al presidente dell’Assemblea regionale sarda. Richiesta esaudita, almeno in parte, una settimana fa quando dopo una seduta andata a vuoto finalmente l’aula ha eletto Presidente il leghista Michele Pais col voto compatto della maggioranza. Il Carroccio si conferma dunque dominus di maggioranza, nell’imbarazzo montante dei sardisti a cui i salviniani avrebbero chiesto una prova di fedeltà proprio nell’occasione della nomina del presidente del Consiglio anteponendo quest’ultima a quella degli assessori mancanti.

Ma gli ostacoli sulla via del governo non finiscono qui: il centrodestra guarda con crescente preoccupazione anche al Tar Sardegna che il 12 giugno deciderà sui ricorsi presentati da tre candidati non eletti alle regionali del 24 febbraio. Al centro dei ricorsi il problema di quattro liste (tre appartenenti alla compagine di maggioranza, tra cui quella della Lega) presentatesi alle elezioni senza raccogliere le necessarie firme, grazie all’escamotage dell’ “adesione tecnica” da parte di alcuni consiglieri uscenti poi candidatisi con altre liste. Il rischio, in caso di accoglimento da parte del Tribunale amministrativo, sarebbe che le quattro liste in questione vengano ricusate, cioè escluse dalla ripartizione dei seggi. Uno scenario che potrebbe stravolgere i già precari equilibri del Consiglio Regionale, rimescolando le carte della politica sarda. Fra i consiglieri a rischio di esclusione anche il neo eletto presidente dell’Assemblea regionale, Michele Pais.

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