Di Ignazio Corrao «attraverso le asperità sino alle stelle».
Sono arrabbiato e magari qualcuno di voi lo avrà anche notato nei miei recenti interventi pubblici.
Non sono arrabbiato per la vicenda De Vito – che Di Maio ha gestito in modo immediato, nel modo giusto, il modo da cui tutti dovrebbero prendere esempio – ma per questo continuo ed incessante storytelling di tutti i media che vuole a tutti i costi spingere fuori il M5S. Un martellante messaggio a reti e giornali unificati a cui non rispondiamo con la giusta forza e determinazione.
Vi siete chiesti perché lo fanno?
Vi siete chiesti perché i meriti sono sempre della lega e le colpe sempre del M5S (anche se la gran parte delle azioni del Governo sono nostre)?
Il motivo è semplice, il M5S è sgradito a tutti. Non partecipa al salotto, è sempre stato il guastafeste di chi ha banchettato per decenni a spese degli italiani. Il M5S è il terzo incomodo che ha rotto un giocattolo perfetto in cui cdx e csx fingevano di litigare per poi proteggersi sempre a vicenda e spartirsi la torta.
I partiti hanno tutti amici e sponsor importanti. C’è chi ha amico le grandi compagnie o le multinazionali (quelle che ad esempio prendono i grandi appalti, le grandi concessioni statali o quelli che hanno preso i soldi degli Italiani e hanno spostato la produzione nei Paesi in via di sviluppo “per essere competitivi”). C’è chi ha molto amico (o possiede) i gruppi editoriali (quelli che fanno “informazione libera”). C’è chi ha amico (o interno) i sindacati o enti di varia natura (quelli che ad esempio protestano contro il reddito di cittadinanza o il salario minimo ma stanno zitti per il jobs act e le manovre lacrime e sangue di Monti) e via dicendo.
I partiti possono nascondere decenni di disastri, bugie, ruberie e malefatte grazie all’aiuto dei loro importanti amici, che li finanziano, li proteggono, li ripuliscono all’opinione pubblica e li rendono accettabili agli italiani. Favore che ovviamente viene sempre ricambiato.
Così succede che i partiti che hanno avuto centinaia di coinvolgimenti in corruzione, concussione, voto di scambio, concorso in associazione mafiosa e chi più ne ha più ne metta, possono permettersi di parlare di etica o addirittura provare a fare la morale a noi che, proprio in virtù del nostro rigido DNA, agiamo politicamente sempre in largo anticipo rispetto alla magistratura. Non lo facciamo per condannare in anticipo le persone (De Vito è innocente fino ad una sentenza passato in giudicato che lo dichiari colpevole), lo facciamo per non lasciare dubbi sull’integrità della nostra azione politica ai cittadini.
Siamo nati con i V-Day del 2007 e del 2008, le raccolte firma per un parlamento pulito. Ci siamo messi a far politica non perché volevamo farlo, ma perché siamo stati costretti a farlo. Perché loro, i partiti italiani, ci hanno costretto a farlo.
Sono cresciuto in una Regione in cui c’era la fila dietro la segreteria del potente politico locale, dove in genere se non pieghi il capo non hai possibilità e devi emigrare, dove il lavoro pubblico (ma spesso anche privato, in quanto sovvenzionato o aiutato dal pubblico) viene gestito tramite durature clientele e dove qualsiasi risorsa stanziata (con sacrificio di chi paga le tasse) finiva e finisce ancora nelle tasche di questa onorata società.
C’è chi, come il primo segretario del PD in Sicilia Francantonio Genovese, ha avuto sequestrato un patrimonio di 100 milioni di euro (quello intercettato dalla gdf). Lui è fuori gioco, ma suo figlio fa il deputato di Forza Italia, forte di 17.000 preferenze portate in dote per la vittoria di Nello Musumeci a 21 anni nel collegio di famiglia. Coincidenze? Io non credo
C’è chi, come Nicotra e Ruggirello, ferventi renziani che hanno portato tanti voti in dote al PD siciliano, per poi essere raggiunti dalle manette per concorso esterno in associazione mafiosa, erano a disposizione dei boss.
C’è chi, come Marcello Dell’Utri, faceva da ponte tra la mafia e Berlusconi ed è riuscito a fondare un partito che potesse rappresentare gli interessi di entrambi senza intermediari politici, partito che (con il centrosinistra complice) ha poi per 25 anni raso al suolo il nostro Paese tramutandolo nell’eldorado dei delinquenti con colletto bianco o senza colletti. Questo partito esiste ancora e si presente in modo naturale alle elezioni, come se non fosse successo nulla.
C’è chi, come la sinistra nostrana, si riempie la bocca di solidarietà, accoglienza e filantropia ma poi attacca le nostre misure concrete contro la povertà, usa l’immigrazione come un grande business, fonte di impiego pubblico e speculazioni, e se ne frega se restano da noi abbandonati e alla mercé di caporali e criminalità organizzate.
C’è chi, come la Lega Nord, aveva una grande abilità a far scomparire denaro pubblico (reinvestendo anche nella tanta odiata Africa) e vedeva tutti gli abitanti al di sotto del fiume Po come brutti scansafatiche di cui sbarazzarsi al più presto, salvo accorgersi che questi erano i principali consumatori dei loro prodotti e che levando “nord” dal nome del partito potevano anche diventare elettori. Pazzesco, vero?
Me ne ero andato via prima in Inghilterra e poi di nuovo in Spagna, viaggiavo e vivevo il Mondo. Ma soffrivo a vedere la mia terra in mano a questi manigoldi. Potevo anche fregarmene ma è difficile pensare di essere esenti da colpe se non fai nulla per cambiare le cose. Non potevo restare fuori con il rimpianto di non aver provato a fare qualcosa per le tantissime brave persone con cui sono cresciuto, per i miei tanti concittadini onesti.
Per questo negli ultimi 10 anni ci ho messo anima e cuore e per questo non ho alcuna intenzione di mollare o di farmi intimorire da questo sistema così incancrenito. C’ero quando non avevamo neanche un consigliere, ero in prima linea durante il primo boom, c’ero nei momenti di gioia e di difficoltà e ci sono ancora. Determinato a portare avanti questa nostra, durissima, battaglia di civiltà.
Quando si fanno queste battaglie si rischia di farsi male, si subiscono attacchi scomposti, personali, meschini (ne avete visti tanti e ne vedrete sempre di peggio). Se non stiamo uniti e tiriamo fuori l’orgoglio e gli attributi, rischiamo di far piombare la cosa pubblica di nuovo ostaggio di uno sporco gioco tra mafie e corruzione, tra affaristi senza scrupoli e parassiti. Il nostro compito va oltre la politica, è un compito da partigiani, da patrioti.
Avremo anche mille difetti e mille cose da dover migliorare nella gestione e organizzazione delle cose. Facciamo degli errori certo, in buona fede. Ma se non scongiuriamo in tutti i modi che questi partiti tornino al potere, se non acceleriamo la loro scomparsa, non ci sarà più un’Italia dove vivere, perché hanno già toccato il fondo e vogliono continuare a scavare. Mentre qui siamo già quasi fuori tempo per ricostruire.
Difendiamoci e continuiamo a lottare a testa alta, per strada, nei mercati, in fila alla posta, in pausa pranzo, a cena con amici e a pranzo con i parenti. Da lì, tutti insieme, siamo arrivati al 33% e da lì tutti insieme dobbiamo continuare a contrastare i continui attacchi che subiamo e raccontare come stanno le cose.
Lottiamo per non dargliela vinta. Che ognuno faccia la sua parte. È un dovere.
Per aspera ad astra.
