L’ALTRO LEADER (SPARITO) – IL SUO RIENTRO NON HA FUNZIONATO. MA PER LE EUROPEE, ANCORA SERVE

In pubblico non parla e non appare, ormai da quindici giorni. Scomparso, assieme alle certezze da slogan del Movimento, franate nel voto in Abruzzo dopo settimane di sondaggi brutti da non dormirci la notte. E dalla pancia del Movimento hanno salutato l’assenza con critiche e sfoghi: tanti, contro l’ex deputato rientrato a Natale, “perché noi non abbiamo bisogno di star”. E la star, quello che riempiva le piazze come nessun altro, sarebbe sempre lui, Alessandro Di Battista. Il Coriolano che nei piani di Luigi Di Maio doveva e dovrebbe fare la differenza nella corsa in cui il capo politico e il M5S si giocano quasi l’intera posta, le Europee. Ma il primo assaggio di campagna in Abruzzo è andato male, anzi peggio. E quindi che si fa? Si fa che adesso si deve cambiare moltissimo nel Movimento, ha deciso Di Maio assieme a Beppe Grillo e Davide Casaleggio. E assieme a Di Battista, quello che non si vede più ma c’è, ancora. Perché il vicepremier lo ha ampiamente consultato sulla riorganizzazione prossima ventura, “e anche Alessandro è assolutamente favorevole, anzi ha spinto in questo senso” dicono. Anche se non avrà alcun incarico nel nuovo organigramma, e su questo sono tutti concordi. Però per tornare in prima linea, per esporsi nella campagna per le Europee Di Battista pretende “garanzie”. Una parola che aveva già evocato a Porta a Porta, a fine gennaio: prima del tonfo abruzzese e del caso Chalençon, il Gilet giallo che lui e Di Maio erano andati a trovare in Francia per cementare un’alleanza elettorale, ma che poi ai microfoni di Piazzapulita ha straparlato di “corpi paramilitari” e di “colpi di Stato”, e allora tanti, imbarazzatissimi saluti.
Così Di Battista è fuori inquadratura, per ora. Ma quello che chiedeva, le garanzie, sono ancora lì sul tavolo. E si chiamano no al Tav e revoca della concessione ad Autostrade, due condizioni irrinunciabili, di cui parla da quando è tornato in Italia. Ma ora rilancia Di Battista, che ha notato come Matteo Salvini continui a insistere per la Torino-Lione: nonostante la mozione di maggioranza appena approvata alla Camera, che parla di revisione completa dell’opera, esattamente come il contratto di governo, cioè punta a congelarla per ucciderla. “Ma io mi sono impegnato in prima persona per il no al Tav, in ballo ci sono 8 miliardi che verrebbero buttati in un’opera inutile” ha ragionato con alcuni parlamentari. Quindi non si può cedere sulla Torino-Lione, neanche in parte. Anche perché Di Battista sente ancora sulla pelle la ferita del Tap, il gasdotto in Puglia su cui in un comizio si era esposto: “Una volta al governo lo fermeremo in due settimane”. Invece è andata diversamente, e l’ex deputato si è dovuto scusare. Ma per Di Battista, dicono, conta molto anche la revoca della concessione ad Autostrade, la società dei Benetton: “Anzi, forse questa è la cosa a cui tiene di più”. E anche in questo caso conterebbe molto il tema delle risorse, “perché con i soldi dei pedaggi puoi investire in sicurezza”, ripete spesso. Insomma, questo pensa e vuole l’ex parlamentare, per essere in campo da qui alle prossime settimane. E il come è ancora tutto da definire. “Ma la quadra si troverà e poi lui e Luigi vanno d’accordo, si sentivano spessissimo anche quando Di Battista era in Sudamerica” assicura un deputato della vecchia guardia. Tradotto, il tema delle garanzie non è un problema con il capo politico. Però c’è, esiste. Come l’idea di fare in fretta sull varo del “nuovo” Movimento. “L’obiettivo è completare le votazioni sulle nuove regole e sulla struttura entro un mese o poco più” spiegano dai piani alti. Molto prima delle Europee, così da dare per tempo agli elettori l’immagine di un M5S più solido e anche più tradizionale (rassicurante). Insomma, di un partito. Che punta ancora (anche) su Di Battista: nonostante l’Abruzzo, e le garanzie.
