martedì 19/02/2019

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

Alla seconda stagione di Non è l’arena, Massimo Giletti è in trance agonistica, i sondaggi sono dalla sua parte, è lui il conduttore del popolo. Inizio stile Celentano dei tempi d’oro. Massimo versa del latte in silenzio, poi parte un sermone in difesa dei pastori sardi “e del politico che ci ha messo la faccia”. Già che ci siamo, facciamogliela mettere anche qua. Appare in collegamento, ma sarebbe meglio dire sorge, il volto di Matteo Salvini in cinemascope HD. Barba di due giorni, ruvida maglietta da transumante appena giunto dalla mungitura: il monoscopio fatica a contenere il ministro prestato alla pastorizia. Alle sue spalle, un ridente porticciolo ermeticamente chiuso (forse ha il lucchetto in tasca). In un angolino, aiutandosi con la lente d’ingrandimento, si scorge un Giletti lillipuziano. “Ho passato San Valentino in Sardegna, e ci resterò tutta la settimana”. È il primo scoop di una serie ininterrotta, 50 minuti senza il disturbo di uno spot. Pastori, migranti, Tav, reddito di cittadinanza: Salvini parla, Giletti ascolta come in estasi, si illumina, freme, ringrazia. “Questo è il crocifisso di nonna Delfina. Me lo ha regalato un’elettrice, mi dà una grande energia”. Ce n’è anche per Fabio Fazio, “uno che intasca milioni dagli italiani per far fare dei comizi ai politici… Lei, Giletti, non dica niente, faccia solo sì con la testa”. Giletti fa sì con la testa. “Un bacione, Massimo” “Un abbraccio”. Questo non è un comizio: come diceva Dean Martin, That’s Amore.

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