mercoledì 13/02/2019

M5S

NUOVO CORSO. IN BILICO LE MINISTRE LEZZI E GRILLO 

Davanti alla pattuglia dei ministri Cinque Stelle, neanche troppi giorni fa, Luigi Di Maio l’aveva detto: “Ragazzi, qualcosa non va”. E adesso che la batosta dell’Abruzzo è arrivata dritta in faccia al Movimento, l’idea si sta facendo largo: è il momento di cambiare. Non basta fare autocritica sulla comunicazione che non ha funzionato. Forse deve saltare qualche testa. Nel mirino ci sono alcuni degli esponenti che il capo politico ha portato a palazzo Chigi, Barbara Lezzi e Giulia Grillo su tutti. Non il gaffeur nazionale, il titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli: pur con tutti gli scivoloni fatti, resta un fedelissimo di Di Maio e farlo fuori proprio ora che la partita sul Tav è entrata nel vivo, finirebbe per essere un autogol.

Il rischio, sia chiaro, è preso in considerazione anche per le due ministre: cambiare, oggi, potrebbe essere preso anche come un segnale di debolezza, un prestare il fianco agli appetiti della Lega. Ma cambiare si deve. E le due donne di governo, mediaticamente poco esposte e assai deludenti agli occhi dei vertici M5S, sarebbero le caselle più facilmente “liberabili” per fare posto a qualcuno di più efficace nella nuova narrazione con cui Di Maio vuole affrontare la campagna per le Europee.

La parola d’ordine è “Basta cose contro”. Tradotto, significa che il Movimento è convinto di aver pagato caro il battage “antagonista” delle ultime settimane. Per capirci, dagli attacchi alla Francia in giù. Il simbolo degli errori, suo malgrado, è diventato Alessandro Di Battista: tornato per tirare la volata alle amministrative, è finito per spaventare gli elettori più moderati. Alcuni parlamentari l’hanno perfino chiamato per dirglielo. E lui, raccontano, ha lasciato intendere di aver capito che forse ha esagerato. Tant’è che ieri, su La7, sul punto ha risposto: “Mi sopravvalutate, nel bene e nel male”.

EFFETTI DELL’ABRUZZO

Critiche a Di Battista per i toni troppo accesi Si ragiona su un “coordinamento”

Basta cose contro, dicevamo. E non è un caso che i vertici M5S notino come una delle poche cose memorabili del ministero targato Grillo sia la destituzione del Consiglio superiore di Sanità. O che del Sud guidato da Barbara Lezzi, finora, sia rimasta soprattutto la litigata col governatore Michele Emiliano. Adesso che è arrivato il momento di “battere sui temi nostri”, ragionano, servono volti capaci di fronteggiare l’onnipresenza salviniana. Nulla è deciso, la valutazione dei rischi è ancora in corso. Così come per l’autorizzazione sul caso Diciotti. Quello che è certo è che la campagna per le Europee dev’essere tutta diversa da quella che si è vista finora. “Niente sovranismo, nessuna chiusura a riccio – dice il presidente della commissione per le Politiche Ue, Sergio Battelli – e soprattutto basta parlare di immigrazione. Facciamo proposte sulla modifica dei trattati, sull’equità fiscale: parliamo solo dei nostri temi”. È su quelli che bisogna insistere: “Vi rendete conto che abbiamo fatto lo spazzacorrotti, il decreto dignità, il taglio dei vitalizi, il reddito di cittadinanza?”, si domanda il capogruppo alla Camera Francesco d’Uva.

Da due giorni Luigi Di Maio è sparito dai radar, ieri mattina non ha nemmeno partecipato al vertice di governo. Raccontano che “è stanco, ha bisogno di riposare”. Ma dal Movimento smentiscono si stia lavorando a una squadra di supporto, a una “segreteria”. Per ora, per dirla con i suoi fedelissimi, “non è detto che si debba formalizzare come nei vecchi partiti, basta che ci diamo un’organizzazione tra di noi”.

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