martedì 12/02/2019
LA LEGA IN ABRUZZO NON ESISTEVA FINO AL 2014, ORA È NETTAMENTE PRIMO PARTITO. CROLLA FORZA ITALIA, SORRIDE MELONI, IL PD CEDE MA GALLEGGIA

Nella lunga serie di numeri che descrivono l’impatto politico delle elezioni abruzzesi, ce n’è uno più efficace degli altri: 0. Zero. Come i voti della Lega Nord in Abruzzo nelle Regionali del 2014: a quell’appuntamento il Carroccio non si era nemmeno presentato. Cinque anni più tardi, si è capovolto il mondo: il partito di Matteo Salvini arriva nettamente primo con 165.008 preferenze, pari al 27,53%. La Lega è anche l’unica lista che ha aumentato i voti non solo in percentuale, ma anche in termini assoluti rispetto alle Politiche del 4 marzo 2018 (quando l’affluenza fu nettamente superiore: il 75,25% contro il 53,1%). Poco meno di un anno fa in Abruzzo i salviniani portarono a casa 105.449 preferenze. Oggi, come detto, sono diventate 165 mila. Un mezzo miracolo: hanno votato 143 mila abruzzesi in meno rispetto alle Politiche, ma la Lega ha preso 64 mila voti in più (e in termini percentuali passa dal 13,87% al 27,53).
Anche la sconfitta del Movimento 5 Stelle è descritta dai numeri in termini impietosi. Rispetto alle Politiche di marzo è un’ecatombe: il Movimento si era issato fino al 39,86%, primo partito con 303.006 voti. Domenica è retrocesso clamorosamente in termini percentuali (19,73%) e assoluti (118.287 preferenze). In 11 mesi ha quindi perso per strada 184.719 voti, il 60,9% del totale. Dove sono andati a finire? I sondaggisti di Swg hanno realizzato una prima analisi dei flussi elettorali abruzzesi: il 46,3% degli elettori grillini del 4 marzo questa volta non è andato a votare, mentre il 21,1% ha scelto un altro partito. E in particolare il 10,2% e passato dal Movimento alla Lega, mentre il 9,7% ha scelto il centrosinistra (il Pd o una delle civiche in supporto a Giovanni Legnini) e l’1,2% altre liste ancora. Sono ormai note le difficoltà strutturali del Movimento 5 Stelle nel voto locale, e soprattutto regionale. Ma i risultati di ieri sono negativi anche se confrontati con quelli di 5 anni fa. La candidata alla presidenza era sempre Sara Marcozzi: nel 2014 prese il 21,38% e 147.716 voti, domenica invece il 20,2% e 126.165 voti. Un’ultima, piccola beffa: la lista del Movimento ha preso molti meno voti della sua candidata. Accade tipicamente con questo sistema elettorale, ma lo scarto è significativo: ci sono 7.878 elettori abruzzesi che hanno messo la croce sul nome di Marcozzi ma non sul simbolo dei Cinque Stelle.
Per Pd e Forza Italia è corretto parlare di voto di sopravvivenza: hanno evitato il tracollo definitivo, ma non l’ennesima sconfitta. Il partito di Berlusconi passa dal 14,5% del 4 marzo all’attuale 9,1%, ma in termini assoluti lo scarto è ancora più evidente: nelle Politiche ottennero 110.427 voti, domenica ne hanno confermati meno della metà, 54.223. Secondo Swg il 41,9% di quei consensi è stato perso nell’astensione, mentre il 15,3% degli elettori azzurri è passato alla Lega.
Il disastro dei berlusconiani si maschera solo, in parte, grazie alla vittoria e alla consistente crescita della coalizione di centrodestra, che passa dai 270 mila voti delle Politiche ai 294 mila delle Regionali. Oltre al boom della Lega c’è la crescita di Fratelli d’Italia – trainata dal candidato Marco Marsilio – che guadagna 1.200 voti e un punto e mezzo (dal 4,9 al 6,5%). Giorgia Meloni incassa, soprattutto, il primo governatore dalla nascita del partito.
Il Pd cede 3 punti abbondanti (dal 14,3 all’11,1%) e oltre 40 mila voti (da 108.549 a 66.769). Se non altro, il centrosinistra trainato da Giovanni Legnini (e da un esercito di li 7 liste civiche, compresa una di LeU) riesce a fare meglio rispetto al voto dell’anno scorso: 133.849 voti per la coalizione a marzo, 183.630 domenica.
