venerdì 08/02/2019

Tomaso Montanari non firmerebbe mai “patti col diavolo” come purtroppo hanno fatto e continuano a fare alcuni dei nostri intellettuali, diventando a volte imbarazzanti come quando vogliono Berlusconi “santo subito”, per questo ha tutta la mia stima. Riconosco molti meriti a Montanari e ritengo la sua indipendenza fuori discussione. Detto questo, come si può dare torto a Stefano Feltri (anche lui peraltro su posizioni critiche) quando parla della natura quasi “filosofica” dei rilievi fatti da Montanari a proposito del reddito di cittadinanza? Mi piacerebbe poter chiedere all’amico Tomaso come dovrei interpretare le sue riserve in un momento come quello che stiamo vivendo. La sua posizione un po’ “benaltrista” non rischia di confondersi con quelle pretestuose e strumentali che leggiamo e ascoltiamo continuamente? Sarebbe una gran cosa poter garantire un reddito universale e incondizionato, ma sono considerazioni che sembrano non voler tener conto della realtà dei fatti. A parte il poterselo permettere in un momento di crisi economica, quale forza politica sosterrebbe (insieme al M5S) un reddito universale incondizionato? Quella realtà litigiosa che ci si ostina a definire sinistra, ha fatto il Jobs act, si è dimostrata disposta ad allearsi con chiunque tranne che con i Cinque Stelle, ha votato contro il reddito di cittadinanza e l’Anticorruzione insieme a FI, e gli va benissimo anche il “vituperato” Salvini quando si tratta di difendere interessi politico-affaristici. In un momento in cui tutta la destra al governo parrebbe più che un’ipotesi, e non avendo al momento grandi alternative, non capisco questo atteggiamento nei confronti di una forza politica che (al di là di qualche contraddizione e qualche errore) è l’unica che ha mostrato una reale vicinanza nei confronti delle categorie più disagiate. Non sarebbe il caso, prima della filosofia, di apprezzare almeno l’impegno e vedere se questo reddito di cittadinanza funzionerà?
Enza Ferro
Cara Enza, per trent’anni il motto del tradimento della sinistra è stato TINA, “There is no alternative”. Vogliamo ricominciare sostenendo che davvero a Conte (quello che bisbiglia alla Merkel) o a Di Maio (quello del condono di Ischia) non ci sia alternativa? L’alternativa si costruisce innanzitutto con la critica, le idee, le visioni alternative. Ho provato a spiegare perché il reddito gialloverde non cambia paradigma rispetto alle misure assistenziali degli ultimi governi. È migliore perché più ampia, ma non ha l’ambizione di costruire un’alternativa allo stato delle cose. Migliora il sistema, non è antisistema. Se benaltrismo vuol dire che ci vuole ben altro che un assistenzialismo succube del brutalismo fascistoide di Salvini per parlare di sinistra, allora sono benaltrista convinto.
La sinistra che oggi c’è, quella delle associazioni che combattono ogni giorno la povertà, propone un’altra cosa, un vero reddito di base fattibile anche subito (basterebbe tagliare un po’ di spesa militare, e introdurre una vera progressività fiscale, con patrimoniale). Servirebbe a costruire una alternativa a questo “mercato del lavoro” (una espressione che significa che anche i lavoratori sono merce), non a renderlo solo più sopportabile. L’ideale (spesso tradito) dei 5 Stelle è la legalità: il mio è la giustizia, la giustizia sociale. Calamandrei diceva che nella Costituzione c’è una rivoluzione promessa: io ci credo ancora. La notte sarà lunga, ma per me continua ad avere senso cercare l’alba.
Tomaso Montanari
