venerdì 08/02/2019

LO DICO AL FATTO

Caro direttore, esistono livelli di simbolicità totemica così elevati, da condizionare la curvatura del cosmo mediatico. Nulla è più vero o falso, quando si parla della/del Tav. Un genere sicuro non esiste neppure per la piramide più grande di tutte, quella invisibile. Il Dio di tutti i talk show deve per forza sottomettersi a quello dell’avidità umana.Cara Enza, per trent’anni il motto del tradimento della sinistra è stato TINA, “There is no alternative”. Vogliamo ricominciare sostenendo che davvero a Conte (quello che bisbiglia alla Merkel) o a Di Maio (quello del condono di Ischia) non ci sia alternativa? L’alternativa si costruisce innanzitutto con la critica, le idee, le visioni alternative. Ho provato a spiegare perché il reddito gialloverde non cambia paradigma rispetto alle misure assistenziali degli ultimi governi. È migliore perché più ampia, ma non ha l’ambizione di costruire un’alternativa allo stato delle cose. Migliora il sistema, non è antisistema. Se benaltrismo vuol dire che ci vuole ben altro che un assistenzialismo succube del brutalismo fascistoide di Salvini per parlare di sinistra, allora sono benaltrista convinto.
La sinistra che oggi c’è, quella delle associazioni che combattono ogni giorno la povertà, propone un’altra cosa, un vero reddito di base fattibile anche subito (basterebbe tagliare un po’ di spesa militare, e introdurre una vera progressività fiscale, con patrimoniale). Servirebbe a co

Questo governo è importante perchè il valore in peso, spinta necessaria o potenziale inquinante, i costi in moneta e quelli sociali (delirio collettivo) dell’oggetto della contesa hanno superato la soglia dell’araba fenice: neppure costruita e già sorge dalle sue ceneri. In un clima come questo, l’umanità non ha mai saputo fermarsi: l’uomo, di fronte a una cazzata di dimensioni infinite, perde l’identità. Persone all’apparenza serie, che non comprerebbero neppure un gratta e vinci, sostengono che, se in gioco ci sono decine di miliardi, allora è la scommessa per il futuro che conta. Ma quale stima dei possibili benefici è mai possibile per un’opera di tale monumentalità? È come se qualcosa di superomistico ci dicesse: ehi ragazzi, questa è una piramide, portate rispetto! Non si fanno i conti sull’Expo oppure sul Mose, vergognatevi!!! Salvini, lo sceriffo, dice che si può rivedere il progetto (…), il governo non si spaccherà su una cosa del genere. Migliaia di passatelle invadono le piazze a Torino, come api pacchiane, sostenendo che essere “sì Tav” vuol dire credere nel progresso, nella crescita. Secondo me è inutile e costa più del reddito di cittadinanza, ma… cosa mi viene in mente! Come oso mettere sullo stesso piano un enorme, lunghissimo buco nella montagna, una piramide insomma, con una misura per riportare ai limiti della decenza la società? Una discussione sul/sulla Tav non si nega a nessuno ed è obbligatoria per tutti, cessi e salotti. Oramai il seme della discordia è nel mainstream e vengono coinvolti dotti, medici e sapienti di ogni provenienza sino a ottenere idiozie quasi perfette, staminali. Questo significa che l’opera non è più concepibile dalla mente e la mente non riguarda. Il suo potenziale distruttivo sull’ambiente e i suoi costi sono sviliti a quisquilie perché, parlando di piramidi, non è necessario che nulla abbia un senso. È un braccio di ferro fra tutti con tutti, perché nessuno sente che la questione lo riguarda per davvero, è solo la linea di separazione fra civiltà e caos, che cazzo ce ne frega. Il futuro non è la globalizzazione, la scomparsa del lavoro umano, l’intelligenza artificiale… no: buco sì e buco no. Forse perché è un linguaggio universale che ci unisce ad Adamo ed Eva, buco sì e buco no… No, su questo muro vale la pena di sbattere: se è possibile andare su Marte, è anche possibile sapere se ci sarà o meno un vantaggio: il/la Tav non dovrà rimanere un bluff non visto nelle mani di nessuno, vale la pena tornare all’età della pietra; perché non c’è neppure un millesimo di metafora in questa faccenda, è stramaledetta realtà.

© 2019 Editoriale il Fatto S.p.A. C.F. e P.IVA 10460121006