Russo Sandro

La fredda cronaca. Il Salvimaio vive i consueti giorni difficili e strazianti, puntualmente amplificati da media quasi sempre antipatizzanti. L’opposizione pare riprendere fiato dopo mesi di ridicolo autentico, grazie principalmente ai seguenti eventi:
– il brutale smantellamento del Cara di Castelnuovo di Porto, che ci sta come idea – i Cara sono spesso strutture oscene – ma che ha senso solo se quelle persone le ricollochi in luoghi più consoni e senza smembrare orrendamente i nuclei familiari.
– il ddl Pillon, che al netto della giustissima attenzione per i padri separati (ne conosco TANTI distrutti dalla legge attuale), è una merda medioevale vomitevole.
– il caso Sea Watch, cavalcato da chi certe battaglie le ha sempre fatte meritoriamente (Fratoianni, Strada), chi non dovrebbe neanche uscire di casa (orfini, Prestigiacomo) e chi non ha mai detto nulla su Minniti (Martina). 
– l’imbarazzante pavidità di Salvini, che prima fa il ganassa di questa fava (“Processatemi, non ho paura, a colazione mangio napalm & corn flakes”) e poi scappa come un Higuain qualsiasi.
– la quotidiana difficoltà dei 5 Stelle nel far emergere le loro battaglie, tipo il reddito di cittadinanza, o certe scelte sacrosante, tipo la cacciata di Casa Pound (votata col Pd) dal famoso stabile di Roma, offuscati come sono dallo strapotere (mediatico: politico proprio no) del leader della Lega. 
Poi succedono alcune cose. 1) I 5 Stelle seguono la dritta di Peter Gomez e paiono optare per l’autodenuncia sul processo Diciotti. L’uovo di Colombo: se lo faranno, saranno contenti tanto loro quanto la Lega. E l’opposizione tornerà a farsi le consuete seghine a mulinello. 2) I passeggeri della Sea Watch verranno sbarcati (colpevolmente tardi) e ridistribuiti in Europa. A quel punto Salvini e Governo, come per i casi precedenti, canteranno vittoria dicendo che l’Europa li ha ascoltati e che magari, per risolvere tutto alla radice, il Comandante della Ong olandese avrebbe potuto puntare sulla Tunisia o su Malta. Non sulla solita Italia, capro espiatorio di ogni male e fanalino di coda brutto&cattivo di un’Europa che ci vuol bene come Cacciari ne vuole alla Bongiorno.

Ma non è finita qui. Tenetevi forte. Di Maio è ospite domenica di Giletti su La7. Giletti mostra un servizio in cui si vede un genio contemporaneo che lavora al Caf e insegna a un altro come fare il furbetto e frodare le regole sul reddito di cittadinanza. Daje. Di Maio promette di indagare sul tizio. Lo fa e, la mattina dopo, manda a Guardia di Finanza. Nel frattempo il Caf ha già sospeso lo scienziato. E qui arriva il capolavoro, perché l’intellettuale non è un tizio qualsiasi: è un consigliere comunale del Pd. Di più: è il capogruppo Pd nel comune di Monreale in provincia di Palermo. E’ tutto bellissimo. Una volta scoperto, tale eroe postmoderno dice di “essere stato raggirato dal giornalista di La7, che si è presentato come dirigente CGIL e mi ha chiesto se vi fossero delle falle nella nuova norma”. 
Ricapitolando: mentre i renziani raccoglievano firme contro il reddito di cittadinanza, appoggiati dalla compagna Meloni e da Vittorio Bourbon Feltri, un esponente non proprio secondario del Pd siciliano insegnava a un cittadino come raggirare le regole. Una sorta di “Scuola per i Furbetti”, ovvero quella stessa tipologia di lestofanti che il Pd nazionale dice (e tanti tra loro son sinceri) di voler combattere. Siamo davvero oltre ogni leggenda, ogni masochismo e ogni contrappasso. Può sembrare una cosa da niente, ma nel suo piccolo (?) questo evento è sintomatico di una classe dirigente piddina (ovvero ad oggi la massima forza di opposizione) troppo spesso pietosa e correa, incapace e arrogante, che è involontariamente la prima ad aiutare questo governo e tirare la volata a Salvini. Non c’è niente da fare: vuoi o non vuoi, il Pd resta sempre più brutto dei capelli di Laxalt. Una prece.

Andrea Scanzi