mercoledì 16/01/2019

SPAGNA 

LA NAVE ONG – LA OPEN ARMS BLOCCATA NEL PORTO DI BARCELLONA: “ SERVE UNA STRATEGIA COMUNE EUROPEA”

Anche la Spagna, adesso, potrebbe scoprirsi “vomitevole”. Con questo aggettivo, sette mesi fa, il portavoce di En Marche! – il partito del presidente francese Emmanuel Macron – definiva il comportamento del governo italiano nella gestione del caso Aquarius, la nave con 600 migranti a bordo che rimase per giorni in acque maltesi senza il permesso di attraccare sulle nostre coste.

In questi giorni, però, anche la Spagna ha deciso una stretta sulle Ong, impedendo alla Open Arms di lasciare il porto di Barcellona e di proseguire la propria attività di salvataggio nel Mediterraneo senza che l’Europa abbia prima stabilito una strategia comune sull’accoglienza e lo smistamento dei migranti. Un duro colpo per le sperticate lodi al presidente spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, eletto a paladino della solidarietà, dei buoni sentimenti e della civiltà quando, la scorsa estate, aveva accettato di ricevere alcune delle navi rifiutate dall’Italia.

I complimenti alla Spagna erano arrivati prima di tutto dagli organismi internazionali. Il commissario dell’Unione per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, per esempio, era entusiasta: “Diamo il benvenuto alla decisione del governo spagnolo di permettere alla nave di sbarcare a Valencia per ragioni umanitarie. Questa è la vera solidarietà messa in pratica”. Così anche l’Unhcr, l’Organizzazione mondiale per le migrazioni: “Elogiamo la Spagna per il suo intervento. Il soccorso in mare è un principio troppo importante per essere messo a repentaglio”. Ma anche in Italia i fan del modello spagnolo erano in improvviso aumento.

A guidare l’infatuazione collettiva c’era – o magari c’è ancora – il Partito democratico, per bocca e per nome del suo ultimo segretario. Lo scorso giugno Maurizio Martina si scambiava infatti parole al miele via Twitter proprio con Sánchez: “L’intervento della Spagna non è una vittoria, ma un sospiro di sollievo. Grazie a Sánchez per il gesto nobile. Salvini può aspettarsi aiuto dal partito socialista, non dai suoi amici alla Orban”. Con amichevole corrispondenza di Sánchez: “Estimado Maurizio. Siamo pronti per lavorare insieme a un’Europa in cui gli egoismi non prevarranno”.

Nell’estasi pro-Sánchez era poi intervenuto anche Paolo Gentiloni, che condividendo un post del socialista spagnolo si era lasciato andare a un colloquiale “Adelante Pedro!”.

Ma la lista dei dem folgorati sulla via estiva di Madrid è lunga. Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera: “Grazie alla Spagna per averci dato una lezione di umanità. Grazie per aver sostituito il nostro governo delle chiacchiere con il governo dei problemi”.

Stesso pensiero della vicepresidente del Senato – ancora in quota dem – Anna Rossomando: “La Spagna, grazie al nuovo governo socialista guidato da Sánchez, ci ha dato un esempio di umanità e di Stato di diritto”. Il concetto era diventato quasi un mantra per i parlamentari Pd e per le loto note stampa. Anche il senatore Francesco Verducci su accodava: “Il governo spagnolo di Sánchez sta dando una lezione di forza, civiltà e umanità al governo italiano del trio Salvini/Di Maio/Conte”.

Ma anche da Bruxelles non mancavano gli elogi al buon cuore iberico. Patrizia Toia, capodelegazione Pd all’Europarlamento, rivendicava con orgoglio: “Abbiamo invocato la solidarietà europea e da chi è arrivata? Da un progressista, non certo da un Orbán qualunque del Mediterraneo”.

“Ecco come dovrebbe funzionare l’Europa – sanciva col petto in fuori Udo Bullmann, leader dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo (il gruppo di cui fa parte il Pd) – ringraziamo Pedro Sánchez per questo grande gesto di umanità e solidarietà. Siamo orgogliosi di te!”. Chissà se lo sono ancora.

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