Olivia Stevanin
Erano quasi le 15,30 di ieri pomeriggio quando, dopo un’ora di attesa in più rispetto al previsto, il giudice Emilio Fois ha dichiarato colpevole, condannandolo a 20 mila euro di multa ed al pagamento di un risarcimento danni di pari valore, Matteo Camiciottoli, il sindaco di Pontinvrea che era a giudizio con l’accusa di aver diffamato nel novembre 2017 con un post su Facebook (nel quale, dopo il caso di stupro avvenuto sulla spiaggia di Rimini di cui erano responsabili quattro immigrati, il primo cittadino leghista aveva suggerito di dargli gli arresti domiciliari “a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso”) l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. La lettura del verdetto è stata seguita da una serie di abbracci e strette di mano – dal numeroso pubblico presente in aula è partito anche un applauso – tra Laura Boldrini, i suoi collaboratori e i legali delle parti civili (oltre all’ex presidente della camera assistito dall’avvocato Caterina Flick, si erano costituite cinque associazioni che difendono i diritti delle donne: Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza). “Giustizia è fatta, siamo molto soddisfatte e parlo al plurale perché la soddisfazione, oltre che mia, è anche del mio avvocato e delle sue colleghe delle altre parti civili, che erano qui con me. Vorrei dedicare questa sentenza a mia figlia che non dovrà mai smettere di credere nella giustizia e a tutte le figlie d’Italia che devono sapere che in questo Paese c’è una giustizia che non consente l’umiliazione delle donne. Mi auguro che arrivi alle tante giovani che nella Rete, e non solo, subiscono questi trattamenti umilianti il messaggio di alzare la testa, di denunciare e non soccombere» il commento a caldo di Laura Boldrini.
Camiciottoli (avvocato Marco Mori), al quale il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinata al risarcimento danni alle parti civili (20 mila euro a Laura Boldrini e 100 euro per ciascuna delle associazioni costituite in giudizio, oltre al pagamento delle spese processuali) entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, ha replicato: «Non mi pento di quello che ho scritto: non era un incitamento allo stupro, ma un attacco a delle politiche lontane da me. Chi mi conosce lo sa e io devo rendere conto alla mia coscienza. Appelleremo la sentenza perché siamo convinti di non dovere un centesimo all’onorevole Boldrini e alle associazioni».
Di diversa opinione il pm Chiara Venturi che aveva chiesto 8 mesi di condanna per l’imputato: «Parliamo di diffamazione aggravata con un post pubblico a danno di una carica dello Stato: la critica politica non può sfociare nell’offesa all’avversario».
«Quel messaggio mi feriva moltissimo come donna, perché mi si augurava qualcosa di ripugnante e si suggeriva l’idea che potesse essere piacevole, mi preoccupava come madre, mi indignava come politico, perché mi indicava come mandante morale dello stupro, e mi offendeva come rappresentante delle istituzioni, perché in quel momento ero la terza carica dello Stato» ha detto Boldrini, spesso guardando in faccia proprio Camiciottoli, nella sua deposizione in aula.
Parole alle quali l’imputato ha replicato: «Nella mia vita non inciterei mai allo stupro di nessuno, ma ritengo di avere posizioni molto diverse da Boldrini e di avere il diritto di manifestarlo. Lei è chiaramente a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a tutti i costi, col post volevo ribadire la mia distanza dalle sue opinioni: Accoglierli può portarle il sorriso perché lei è favorevole a quel tipo di immigrazione. Il senso era solo politico”.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Erano quasi le 15,30 di ieri pomeriggio quando, dopo un’ora di attesa in più rispetto al previsto, il giudice Emilio Fois ha dichiarato colpevole, condannandolo a 20 mila euro di multa ed al pagamento di un risarcimento danni di pari valore, Matteo Camiciottoli, il sindaco di Pontinvrea che era a giudizio con l’accusa di aver diffamato nel novembre 2017 con un post su Facebook (nel quale, dopo il caso di stupro avvenuto sulla spiaggia di Rimini di cui erano responsabili quattro immigrati, il primo cittadino leghista aveva suggerito di dargli gli arresti domiciliari “a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso”) l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. La lettura del verdetto è stata seguita da una serie di abbracci e strette di mano – dal numeroso pubblico presente in aula è partito anche un applauso – tra Laura Boldrini, i suoi collaboratori e i legali delle parti civili (oltre all’ex presidente della camera assistito dall’avvocato Caterina Flick, si erano costituite cinque associazioni che difendono i diritti delle donne: Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza). “Giustizia è fatta, siamo molto soddisfatte e parlo al plurale perché la soddisfazione, oltre che mia, è anche del mio avvocato e delle sue colleghe delle altre parti civili, che erano qui con me. Vorrei dedicare questa sentenza a mia figlia che non dovrà mai smettere di credere nella giustizia e a tutte le figlie d’Italia che devono sapere che in questo Paese c’è una giustizia che non consente l’umiliazione delle donne. Mi auguro che arrivi alle tante giovani che nella Rete, e non solo, subiscono questi trattamenti umilianti il messaggio di alzare la testa, di denunciare e non soccombere» il commento a caldo di Laura Boldrini.
Camiciottoli (avvocato Marco Mori), al quale il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinata al risarcimento danni alle parti civili (20 mila euro a Laura Boldrini e 100 euro per ciascuna delle associazioni costituite in giudizio, oltre al pagamento delle spese processuali) entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, ha replicato: «Non mi pento di quello che ho scritto: non era un incitamento allo stupro, ma un attacco a delle politiche lontane da me. Chi mi conosce lo sa e io devo rendere conto alla mia coscienza. Appelleremo la sentenza perché siamo convinti di non dovere un centesimo all’onorevole Boldrini e alle associazioni».
Di diversa opinione il pm Chiara Venturi che aveva chiesto 8 mesi di condanna per l’imputato: «Parliamo di diffamazione aggravata con un post pubblico a danno di una carica dello Stato: la critica politica non può sfociare nell’offesa all’avversario».
«Quel messaggio mi feriva moltissimo come donna, perché mi si augurava qualcosa di ripugnante e si suggeriva l’idea che potesse essere piacevole, mi preoccupava come madre, mi indignava come politico, perché mi indicava come mandante morale dello stupro, e mi offendeva come rappresentante delle istituzioni, perché in quel momento ero la terza carica dello Stato» ha detto Boldrini, spesso guardando in faccia proprio Camiciottoli, nella sua deposizione in aula.
Parole alle quali l’imputato ha replicato: «Nella mia vita non inciterei mai allo stupro di nessuno, ma ritengo di avere posizioni molto diverse da Boldrini e di avere il diritto di manifestarlo. Lei è chiaramente a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a tutti i costi, col post volevo ribadire la mia distanza dalle sue opinioni: Accoglierli può portarle il sorriso perché lei è favorevole a quel tipo di immigrazione. Il senso era solo politico”.
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Erano quasi le 15,30 di ieri pomeriggio quando, dopo un’ora di attesa in più rispetto al previsto, il giudice Emilio Fois ha dichiarato colpevole, condannandolo a 20 mila euro di multa ed al pagamento di un risarcimento danni di pari valore, Matteo Camiciottoli, il sindaco di Pontinvrea che era a giudizio con l’accusa di aver diffamato nel novembre 2017 con un post su Facebook (nel quale, dopo il caso di stupro avvenuto sulla spiaggia di Rimini di cui erano responsabili quattro immigrati, il primo cittadino leghista aveva suggerito di dargli gli arresti domiciliari “a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso”) l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. La lettura del verdetto è stata seguita da una serie di abbracci e strette di mano – dal numeroso pubblico presente in aula è partito anche un applauso – tra Laura Boldrini, i suoi collaboratori e i legali delle parti civili (oltre all’ex presidente della camera assistito dall’avvocato Caterina Flick, si erano costituite cinque associazioni che difendono i diritti delle donne: Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza). “Giustizia è fatta, siamo molto soddisfatte e parlo al plurale perché la soddisfazione, oltre che mia, è anche del mio avvocato e delle sue colleghe delle altre parti civili, che erano qui con me. Vorrei dedicare questa sentenza a mia figlia che non dovrà mai smettere di credere nella giustizia e a tutte le figlie d’Italia che devono sapere che in questo Paese c’è una giustizia che non consente l’umiliazione delle donne. Mi auguro che arrivi alle tante giovani che nella Rete, e non solo, subiscono questi trattamenti umilianti il messaggio di alzare la testa, di denunciare e non soccombere» il commento a caldo di Laura Boldrini.
Camiciottoli (avvocato Marco Mori), al quale il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinata al risarcimento danni alle parti civili (20 mila euro a Laura Boldrini e 100 euro per ciascuna delle associazioni costituite in giudizio, oltre al pagamento delle spese processuali) entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, ha replicato: «Non mi pento di quello che ho scritto: non era un incitamento allo stupro, ma un attacco a delle politiche lontane da me. Chi mi conosce lo sa e io devo rendere conto alla mia coscienza. Appelleremo la sentenza perché siamo convinti di non dovere un centesimo all’onorevole Boldrini e alle associazioni».
Di diversa opinione il pm Chiara Venturi che aveva chiesto 8 mesi di condanna per l’imputato: «Parliamo di diffamazione aggravata con un post pubblico a danno di una carica dello Stato: la critica politica non può sfociare nell’offesa all’avversario».
«Quel messaggio mi feriva moltissimo come donna, perché mi si augurava qualcosa di ripugnante e si suggeriva l’idea che potesse essere piacevole, mi preoccupava come madre, mi indignava come politico, perché mi indicava come mandante morale dello stupro, e mi offendeva come rappresentante delle istituzioni, perché in quel momento ero la terza carica dello Stato» ha detto Boldrini, spesso guardando in faccia proprio Camiciottoli, nella sua deposizione in aula.
Parole alle quali l’imputato ha replicato: «Nella mia vita non inciterei mai allo stupro di nessuno, ma ritengo di avere posizioni molto diverse da Boldrini e di avere il diritto di manifestarlo. Lei è chiaramente a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a tutti i costi, col post volevo ribadire la mia distanza dalle sue opinioni: Accoglierli può portarle il sorriso perché lei è favorevole a quel tipo di immigrazione. Il senso era solo politico”.
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Erano quasi le 15,30 di ieri pomeriggio quando, dopo un’ora di attesa in più rispetto al previsto, il giudice Emilio Fois ha dichiarato colpevole, condannandolo a 20 mila euro di multa ed al pagamento di un risarcimento danni di pari valore, Matteo Camiciottoli, il sindaco di Pontinvrea che era a giudizio con l’accusa di aver diffamato nel novembre 2017 con un post su Facebook (nel quale, dopo il caso di stupro avvenuto sulla spiaggia di Rimini di cui erano responsabili quattro immigrati, il primo cittadino leghista aveva suggerito di dargli gli arresti domiciliari “a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso”) l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. La lettura del verdetto è stata seguita da una serie di abbracci e strette di mano – dal numeroso pubblico presente in aula è partito anche un applauso – tra Laura Boldrini, i suoi collaboratori e i legali delle parti civili (oltre all’ex presidente della camera assistito dall’avvocato Caterina Flick, si erano costituite cinque associazioni che difendono i diritti delle donne: Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza). “Giustizia è fatta, siamo molto soddisfatte e parlo al plurale perché la soddisfazione, oltre che mia, è anche del mio avvocato e delle sue colleghe delle altre parti civili, che erano qui con me. Vorrei dedicare questa sentenza a mia figlia che non dovrà mai smettere di credere nella giustizia e a tutte le figlie d’Italia che devono sapere che in questo Paese c’è una giustizia che non consente l’umiliazione delle donne. Mi auguro che arrivi alle tante giovani che nella Rete, e non solo, subiscono questi trattamenti umilianti il messaggio di alzare la testa, di denunciare e non soccombere» il commento a caldo di Laura Boldrini.
Camiciottoli (avvocato Marco Mori), al quale il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinata al risarcimento danni alle parti civili (20 mila euro a Laura Boldrini e 100 euro per ciascuna delle associazioni costituite in giudizio, oltre al pagamento delle spese processuali) entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, ha replicato: «Non mi pento di quello che ho scritto: non era un incitamento allo stupro, ma un attacco a delle politiche lontane da me. Chi mi conosce lo sa e io devo rendere conto alla mia coscienza. Appelleremo la sentenza perché siamo convinti di non dovere un centesimo all’onorevole Boldrini e alle associazioni».
Di diversa opinione il pm Chiara Venturi che aveva chiesto 8 mesi di condanna per l’imputato: «Parliamo di diffamazione aggravata con un post pubblico a danno di una carica dello Stato: la critica politica non può sfociare nell’offesa all’avversario».
«Quel messaggio mi feriva moltissimo come donna, perché mi si augurava qualcosa di ripugnante e si suggeriva l’idea che potesse essere piacevole, mi preoccupava come madre, mi indignava come politico, perché mi indicava come mandante morale dello stupro, e mi offendeva come rappresentante delle istituzioni, perché in quel momento ero la terza carica dello Stato» ha detto Boldrini, spesso guardando in faccia proprio Camiciottoli, nella sua deposizione in aula.
Parole alle quali l’imputato ha replicato: «Nella mia vita non inciterei mai allo stupro di nessuno, ma ritengo di avere posizioni molto diverse da Boldrini e di avere il diritto di manifestarlo. Lei è chiaramente a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a tutti i costi, col post volevo ribadire la mia distanza dalle sue opinioni: Accoglierli può portarle il sorriso perché lei è favorevole a quel tipo di immigrazione. Il senso era solo politico.
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